giovedì 8 marzo 2012

La Giornata Internazionale della Donna...

Oggi e' l' 8 marzo, giorno designato per festeggiare tutte le donne del mondo e una tra le migliori pubblicita' che ho visto e' quella di telefono rosa che dice semplicemente una cosa "8 marzo: nulla da festeggiare" e mai frase e' piu' veritiera. Si perche' dall'inizio dell'anno sono state uccise ben 31 donne in Italia da noi maschietti e giusto per mettere le cose sotto una giusta lente la principale causa di morte delle donne, non sono i proiettili, le malattie, il fuoco o la fame; la principale causa dei decessi delle donne sono gli uomini...

Questa cosa mi fa profondamente vergognare del mio essere un maschio. Si sente sempre piu' spesso di uomini che non accettano che la loro ex moglie o fidanzata si rifaccia una vita indipendente senza di loro. Trattano ancora le donne come una loro proprieta', quando siamo entrambi della stessa razza, uguali in dignita' e diritti, come recita la nostra costituzione sempre piu' spesso violata...

Le donne un tempo quasi non lavoravano, non ereditavano, non votavano ed erano in tutto e per tutto dipendenti dall'uomo e quest'ultimo si sentiva quindi autorizzato a trattarle come una sua proprieta'. Quante battaglie hanno condotto le femministe per cercare di rendere i loro dirittti paritari, come sancito dalla costituzione; quanto sono vere le frasi "Io sono Mia" o "L'utero e' mio e lo gestisco Io". Quanta rabbia provo per i diritti che gli uomini nella storia hanno sempre negato alle donne e con quanta forza loro sono sempre andate avanti, senza mai fermarsi. 

Purtroppo le cose sonoancora lontane, e credo sia giusto e doveroso che siano gli uomini a riparare ai loro errori del passato: ecco alcune date significative...

1971: introdotta in Italia la legge sul divorzio

1978: riformato il diritto di famiglia e introduzione della legge sull'aborto

1981: viene abolito il delitto d'onore, secondo cui un uomo poteva uccidere la moglie se scoperta mentre lo tradiva senza subire accusa di omocidio 

1996: lo stupro da reato contro la "morale pubblica" diviene finalmente reato contro la persona

mercoledì 8 febbraio 2012

Sincronia...

Oggi dovrei essere riuscito a sincronizzare il Blog con Twitter... sara' vero?

domenica 5 febbraio 2012

La Morte e il Tempo...

Oggi la Nera Signora e' passata nella mia vita e mi ha fatto capire una volta di piu' il valore del tempo. L'esistenza che ha cessato di respirare oggi era quasi centenaria e per quanto si possa essere preparati non lo si e' mi abbastanza...

Nel dolore di oggi riflettevo sulla caducita' di questa nostra esistenza e ho ripensato alla mia di vita, in cui data la relativa giovinezza non si pensa alla fine. Leggevo una vecchia frase di Chales Darwin, molto educativa in materia di tempo: "Un uomo che osa sprecare un'ora di vita non ha ancora scoperto il valore della vita". Mai frase sarebbe migliore per valorizzare al meglio le nostre giornate. Oggi, poi la mia meta' del Cielo mi ha parlato di un articolo pubblicato da Michela Murgia che calza a pennello.

Il pezzo riguardava il racconto di un'infermiera che prestava servizio presso una casa di cura per malati terminali e ha raccolto una serie di testimonianze su quali siano i 5 piu' grandi rimpianti ora che l'inevitabile e' giunto e non si ha piu' tempo. Leggeteli, ci potrebbero aiutare a dare un valore maggiore alle nostre esistenze:


1. Avrei voluto avere il coraggio di vivere la vita che volevo, non quella che gli altri si aspettavano che vivessi.
Questo è il più comune rimpianto per tutti. Quando le persone si rendono conto che la loro vita è quasi finita e guardano al passato con maggiore chiarezza, è facile che vedano quanti dei loro sogni non si sono realizzati. Molte persone non hanno onorato neanche la metà dei desideri che avevano e devono morire sapendo che questo è dipeso dalle scelte che hanno fatto o non fatto. La salute offre una libertà di cui pochissimi si rendono conto, finché non la perdono.
2. Avrei voluto lavorare meno duramente.
Questo rimpianto appartiene soprattutto ai pazienti maschi di cui mi sono presa cura. A causa dell'eccesso di lavoro hanno perso l'infanzia dei figli e goduto poco della compagnia dei partner. Qualche donna a volte parla di questo rammarico, ma come spesso capitava nelle generazioni precedenti, molte di loro non erano capifamiglia su cui si reggeva l'economia familiare. Tutti gli uomini di cui mi sono presa cura rimpiangevano profondamente di aver speso così tanto tempo delle loro vite lavorando come criceti nella ruota.
3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.
Molte persone soffocano quello che sentono per amor di pace, per evitare conflitti. Il risultato è che vivono un'esistenza fatta di mediocrità e non diventano mai quello che avrebbero potuto essere davvero. Tanti di loro sviluppano relazioni malate a causa dell'amarezza e del risentimento che si portano appresso.
4. Vorrei essere rimasto in contatto con i miei amici.
Spesso queste persone non realizzavano veramente il vantaggio di avere un vecchio amico fino a quando non giungevano alle loro ultime settimane di vite e non era più possibile rintracciarne qualcuno. Molti si sono fatti prendere così tanto dalle loro vite da lasciar perdere amicizie preziose lungo gli anni. È un profondo rimpianto quello di non aver dedicato agli amici il tempo che si meritavano. Tutti hanno nostalgia di un amico vero quando stanno morendo.
5. Avrei voluto permettere a me stesso di essere felice.
Questo è un rimpianto sorprendentemente comune. Molte persone non si rendono conto fino alla fine che la felicità è una scelta. Si adagiano dentro a vecchi schemi e abitudini finché il cosiddetto comfort del quotidiano sommerge le loro emozioni e anche le loro vite fisiche. La paura del cambiamento fa sì che spesso finiscano per fingere con sé stessi e con gli altri che tutto questo basti, che sia sufficiente; ma nel profondo continuano a desiderare una risata vera e un'ultima sciocchezza da fare ancora nella vita.

Buona vita...

venerdì 27 gennaio 2012

27 Gennaio 1945

Il 27 gennaio del 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz; il mondo veniva a conoscenza di un orrore che non avrebbe voluto ammettere ne avrebbe mai voluto conoscere. Da questo fatto storico incancellabile prende il nome questo giorno, il "Giorno della Memoria". Nell'epoca in cui viviamo si assistono quotidianamente a violenze perpetrate ai danni d'innocenti, colpevoli di essere solo diversi; per cultura, per religione, per fazione politica, o per una presunta razza, che di fatto non esiste: noi siamo tutti animali appartenenti alla razza umana che poi ha sviluppato varie culture ed etnie. 

In questo tempo ho cercato di capire, di riflettere sul sognificato che puo' assumere un giorno della memoria, quando ogni giorni dovrebbe essere avere un momento per il ricordo di innocenti uccisi per cause sicuramente piu' futili della vita stessa. Credo, quindi, che questo giorno, che forse piu' di ogni altro ha dato vita a strumentalizzazioni e scontri ideologici e politici, debba essere un incipit; un ulteriore punto di partenza, o forse una nuova tappa, per riflettere assieme, in maniera civile e tollerante, sull'uomo e sulle sue azioni. 

L'umanita' ha una storia fatta di sangue e non serve andare molto indietro nel tempo per ricodare le deportazioni di Stalin, il genocidio Armeno in Turchia, o quello cambogiano da parte di Pol Pot, il regime di Pinochet in Cile, la guerra civile nei balcani o la sanguinosa repressione degli studenti in Piazza Tian An Men in Cina. Basta guardarsi attorno ora, in questo momento, ed ecco il conflitto Ceceno mai sopito, in Medio-Oriente, in molti stati africani, in sudamerica e in tutte quelle guerre che vengono dimenticate dall'uomo e che insanguinano questo pianeta. 

Penso quindi che oggi sia un giorno in cui, forse, si ricorda con maggiore enfasi gli innocenti morti in quei luoghi, ma e' anche un giorno che ci deve far ricordare TUTTI gli innocenti che sono morti e che muoiono ogni giorno per mano dell'uomo; perche' dimenticare vuol dire ucciderli nuovamente, poiche' con la loro morte ci hanno dato una testimonianza di un orrore: l'uccisione di un nostro simile, un crimine che non dovrebbe ripetersi mai! Credo sia questo il significato di questo giorno e penso che oggi, come domani, e come ieri, sia un buon giorno per cominciare a riflettere sulla parola Odio, sulla parola Amore, sulla Tolleranza, sulla Guerra, sulla Pace e sull'Uomo per non dimenticare mai...

martedì 17 gennaio 2012

Fallout...

Il "fallout" di un'esplosione nucleare è il materiale coinvolto nell'esplosione che readioattivo, ricade sotto forma di cenere e pulviscolo. Uno dei film catastrifici di maggior impatto, almeno per queli della mia generazione rimane 'The Day After" (il giorno dopo), del 1983. La vista del paesaggio devastato e bianco, tutto ricorperto di fuliggine nucleare dopo le esplosioni nucleari rimarra' indelebile nella mia mente. 

In questi giorni una coltre grigiastra ha invaso la pianura padana; frutto dellinquinamento atmosferico che si e' depositato sul terreno come fosse neve. Stamane quando ho sollevato le persiane e ho visto tutto ricoperto di fuliggine, vi giuro che il primo pensiero e' andato alle immagini del dopo bomba...



sabato 31 dicembre 2011

Tempo di Conclusione...

Nella scienza oracolare cinese, l'I-Ching (o il libro dei mutamenti) cerca di descrivere il momento contingente non rispondendo a domande come, vincero' la lotteria, o diventero' famoso, ma fornisce una predisposizione delle forze della natura che ci circondano ad agire in un certo modo; cosi' il saggio puo' attingere a quelle forze e realizzare i suoi desideri.

Quello che piu' mi affascina e' come queste arti prive di un fondamento razionale esercitano su di noi una certa attrazione; credo l'ignoto e soprattutto l'irrazionale, inteso come quello che non ha ragione e che non puo' essere spiegato con il raziocinio ci attira, per la nostra voglia di conoscere. Oggi ho consultato l'I-Ching per il prossimo anno e il suo responso e' stato piu' che mai puntuale...

"Tempo di conclusione. Il saggio si ferma e attende la fine del tempo. Bisogna usare il tempo con moderazione perche' non e' molto prima del nuovo inizio. Saggio e' colui che si prepara all'inevitabile; il dolore se assorbito ogni giorno infatti e' meno forte se improvviso"

Buon Anno!

giovedì 29 dicembre 2011

La paura...

... Fa 90! Cosi' recita il detto. Oggi vorrei fare gli uuri a mio nonno, a Roccia che corre, per i suoi 90 anni. Un traguardo effettivamente da brivido, considerando che e' qui lucido ed inossidabile. 

Tanti auguri!

sabato 10 dicembre 2011

Il limite della democrazia...

Stavo leggendo i giornali in questi giorni e notavo la distanza tra il parlamento, il potere politico e noi gli elettori. Il problema purtroppo risiede nel sistema che viene adottato. Indipendentemente dalla forma di governo utilizzata (repubblica parlamentare, presidenziale, monarchia costituzionale) la popolazione non consente piu' una forma di democrazia diretta, ma viviamo in un mondo fatto di democrazia rappresentativa in cui si accentua la distanza tra le nostre esigenze di elettori e le azioni dei parlamentari, da noi eletti. Alle volte mi chiedo se questa sia una vera forma di democrazia...

sabato 3 dicembre 2011

Gladys...

Ci siamo, siamo in partenza, si ritorna a casa. Dopo un piacevole aereo fino a New York in compagnia di alcuni colleghi, attendo in solitaria il mio volo per Venezia che partira' poco prima di cena. La fame mi attanaglia e decido di prendermi un trancio di pizza a mi avvicino ad uno dei mille punti fast food. Appena e' il mio turno la commessa si chiama Gladys e sembra la classica nera afro-americana di ogni american-movie. Sovrappeso, con un ciuffo immenso di capelli che le copre quasi completamente gli occhi. Prende uno dei tranci di pizza lo mette in forno e attende appoggiandosi ad uno sgabello. 

Si siede pesantemente, visibilmente stanca, ed e' allora che noto sul suo braccio scottature da olio bollente, credo per la cottura delle patatine fritte. Mi guarda per un  attimo ed e' allora che gli chiedo semplicemente "Tired?" (stanca?). Sembra apprezzare questo gesto di umanita' da noi diventato raro e annuisce. Mi dice che e' alla sua decima ora di lavoro, ma che adesso stacca. Prendo la mia pizza e mi siedo ad un tavolo mentre la vedo che tolta la casacca prende la cena per i suoi figli: un set di tranci di pizza e bevande iperzuccherate assortite. Appena arrivera' a casa dovra riscaldare il cibo, perche' ogni giorno Gladys si fa due ore di autobus per andare al lavoro dato che non puo' permettersi una casa a New York, ma sta nelle periferie gonfie di quartieri popolari, ghetti dell'umanita' di serie B...

venerdì 2 dicembre 2011

Supersize ... me ...

Oggi ho deciso di fare l'mamericano medio e di mangiare in un fast food. Volevo sperimentare in prima persona l'effetto del film "Supersize me". In questo bellissimo docu-film il protagonista comincia a mangiare solo cibo dei vari fast food arrivando ad ingrassare e ad avere seri problemi di salute. 

Quando sono arrivato al banco e ho visto i vari menu' mi sono attestato ad un menu' medio che comprendeva gia' cosi' un panino con doppio hamburgher, una bibita da mezzo litro e circa un sacchetto da 3 etti di untissime patatine fritte. Potete immaginare quanta roba uno puo' mangiare con un menu' big o per l'appunto supersize. 

Dopo questo pranzo oltre ad una acidita' di stomaco pazzesca, non ho piu' mangiato fino al giorno dopo. Ecco la soluzione della fame nel mondo secondo gli americani. Ti riempio di cibo scadente che ti gonfia, ti riempie e ti fa morire prima...

giovedì 1 dicembre 2011

Lettere al governo...

Verso le feste molti bambini scrivono le letterine a Babbo Natale per avere i loro regali. Non siamo ancora nel periodo, e Santa Claus ha smesso di visitarmi da tempo. Percio' visto la manovra che sta per investirci, ho deciso di scrivere una bella lettera al governo chiedendo qualche lume. So che non mi ascoltera' nessuno, ma scrivere mi toglie un po' della rabbia per questa manovra che ci massacrera', e soprattutto colpira' sempre i soliti...


Caro Governo. 

Io sono un precario della ricerca che vive con continui contratti precari e borse di studio. In questi giorni mi trovo negli USA per un congresso e oltre allo sconforto per il confronto con colleghi più giovani, ma che occupano già posizioni solide nel mondo accademico, leggo sulle pagine del suo giornale che si parla di un aumento degli anni di contributi, oltre la fatidica soglia “40”. Ho pensato alla mia situazione attuale (e come me molti altri precari), e ho fatto qualche semplice calcolo. Per chi vive con contratti precari 40 anni di lavoro non corrispondono a 40 anni di contributi e quindi un lavoratore, stando queste le regole, raggiungerà quota “40” dopo 45 o 50 anni di lavoro quindi ben oltre i 58 anni predetti dalla Dottoressa Marcegaglia in una dichiarazione fatta a Repubblica. Mi stupisce che la presidente di Confindustria non sappia che un giovane di 18 anni non avrà mai un impiego a tempo indeterminato  come primo contratto, ma comincerà con forme contrattuali “atipiche”, discontinue nel versare contributi; se poi un ragazzo, come il sottoscritto, decide di frequentare l’università e lavorare nel mondo accademico, potrebbe raggiungere 40 anni di contributi anche a  75 anni. Di fronte a tutto questo mi sono chiesto quale sia l’equità’ di cui parla il Professor Monti. Non sono un esperto d’economia, ma mi domando ad esempio, perché prima di alzare l’età’ pensionabile non s’interviene modificando il mondo contrattuale, fornendo incentivi a chi elimina odiose forme di lavoro precario producendo, a mio avviso, una stabilità lavorativa che poi si tradurrebbe anche in una stabilità sociale?

Perché non e' stata introdotta una tassa sui grandi patrimoni? Ho letto che alcuni dicono che potrebbe essere recessiva non lo metto in dubbio, ma se una persona ha un patrimonio di un milione d’euro credo possa affrontarla senza troppi timori; discorso diverso invece per l’I.V.A. misura rapida per fare cassa, ma temo sia recessiva. Un medesimo pensiero e’ applicabile all’ICI; nessun problema a reintrodurlo, basta che non sia esteso a tutti, ma solo ai grandi immobili. Inoltre mi chiedo perché non si aumenta la tassazione sulle transazioni finanziarie. Credo inoltre che prima di modificare il sistema previdenziale, il governo dovrebbe operare una stretta seria sull’evasione fiscale, colpendo finalmente i grandi evasori, che hanno usato lo scudo fiscale, pagando una quota irrisoria allo stato, quasi fosse una mancia. Continuerei eliminando enti inutili, e i molti privilegi di cui gode la nostra classe politica. Mi sono sempre chiesto perché io debba pagare per visite mediche o per l’utilizzo di mezzi di trasporto, mentre un parlamentare non paga il ticket ospedaliero e viaggia in treno gratis. Inoltre mi auguro che sia abolita la possibilità di poter avere due incarichi o più di un lavoro per i parlamentari; non credo sia corretto che un onorevole percepisca uno stipendio dallo stato ed un altro dalla sua attività privata (per non parlare dei vitalizi), come non capisco come sia possibile che ai parlamentari sia concesso il cumulo pensionistico. Ricordo un articolo dell’Espresso d’alcuni anni fa dove lessi che ci sono persone che percepiscono una mensilità superiore all’importo annuale della maggior parte degli anziani, che magari hanno passato tutta la vita lavorando nei campi o in catena di montaggio.

Io credo che in Italia ci siano ampi sazi di manovra per avere rigore, equità e crescita, per citare il Professor Mario Monti. Quello che non capisco e pertanto chiedo a lei, e indirettamente al nostro governo, e’: perché non s’intende colpire subito privilegi e sprechi in questo paese? Non metto in discussione il rigore nei conti, ma sebbene giovane, ho notato come in Italia con la scusa del rigore si e’ sempre fatto cassa sui lavoratori e mai sui privilegiati. Purtroppo sto notando in questi giorni che alla fine saremo sempre noi lavoratori e ovviamente i piu' giovani e meno tutelati a pagare. Mi chiedo se la Dottoressa Fornero sa di che sacrifici sta parlando, mentre si permette di piangere di fronte alle telecamere; forse saro troppo duro, ma mi sembrava una scena alquanto penosa.


mercoledì 30 novembre 2011

Il professore e lo studente...

Solo un piccolo posto nel turbinare di questo congresso. Quando parli ai professori, qualunque professore sia, lui ha sempre tempo per te, si siede, ma soprattutto ti ascolta. Si avete capito bene, non sta li a sentire quello che dici pensando ai fatti suoi come spesso accade in Italia; qui si siedono e recepiscono ogni singola sillaba e poi ti rispondono perche' vogliono aiutarti veramente, perche' credono che il mestiere del professore sia quello di insegnare, e soprattutto di farlo non da uno scranno di onnipotenza, ma quasi come un tuo pari con cui mettersi in gioco.

lunedì 28 novembre 2011

Bill...

Oggi stavo camminando per dirigermi al congresso, quando al semaforo mi ha fermato un barbone, uno dei tanti che affollano le strade americane, con i loro carrelli della spesa in cui scarrozzano tutti i loro pochi averi. Si e' avvicinato con discrezione non chiedendomi subito dei soldi, e non aveva nemmeno laria del classic clochard; voleva sapere il motivo delle mie passeggiate giornaliere. Gli ho spiegato che c'era un congresso in corso e quella era il mio tragitto dalla strada all'albergo. Mi ha chiesto da dove venivo e molte altre domande e non curante dei semafori verdi che perdevo ci siamo messi a chiacchierare. 

Scopro che si chiama Bill e viene da uno degli stati del midwest, il Michigan. Li aveva una ferramenta e gli affari andavano molto bene, ma poi ha deciso di cambiare, seguendo quello spirito del "sogno americano", per cui anche se va tutto bene, puoi chiudere bottega e trasferti in un altro stato, ricominciare da zero e fare piu' soldi di prima. Si e' trasferito a Tampa circa 15 anni fa e ha cominciato un piccola attivita' nella vendita degli utensili da giardinaggio, per poi espandersi nel mercato delle costruzioni.

In quel momento fa una lunga pausa e sembra che la voce gli sparisca. Guarda il cielo e poi dice solo queste parole. "It was a real good life, till arrives crisis; it takes my job, takes my money, takes my whole life...". Non sapevo che dire ne che fare. Ho preso dei soldi e glieli ho dati; mi ha ringraziato e ci siamo stretti la mano, mi ha augurato buona fortuna, ma io non me la sono sentita di rispondergli in modo cosi' ipocrita...

domenica 27 novembre 2011

Ombre...


Il mio albergo e’ poco distante dal centro congressi cosi posso fare il tragitto a piedi e ho potuto notare alcune cose interessanti: qui e’ tutto grande, quasi eccessivo; grattacieli a 30 piani, strade a 5 corsie, macchine con motori rombanti e ovviamente non mancano all’appello, loro, gli americani colmi di eccessi. Quelli che vivono qui li possiamo dividere in due grosse categorie; quelli che appartengono al ceto medio alto, che vanno in palestra, mangiano cibo sano e sono tutti belli, abbronzati ed eleganti. Dall’atra parte ecco  invece il rovescio della medaglia; cibi scadenti, magari fast food, nessuna attivita’ sportiva e si ritrovano obesi e sfatti.

Ma quello che mi ha colpito all’inizio e’ l’ombra. Il numero di grattacieli e palazzi e’ impressionante, tanto che per vedere il sole in certe zone bisogna aspettare mezzogiorno, prima c’e’ solo ombra in questo paese…

sabato 26 novembre 2011

Fuso Orario che passione…



Il pianeta terra e’ stato convenzionalmente diviso in 24 piccoli spicchi ed ogni spicco corrisponde all’incirca ad un’ora, cosi’ partendo dal meridiano di Greenwich, la cosiddetta ora "0”, ogni posto del mondo si trova sfasato di un numero di ore pari a quanti meridiani ci sono di distanza. L'orario a Tampa e’ sfasato di 6 ore, percio’ quando qui sono le 19 in Italia e’ gia’ l’una di notte.

Il problema e’ che il nostro organismo subisce questo cambio molto repentino, mentre un tempo per percorrere distanze cosi’ elevate ci volevano mesi e il corpo aveva il tempo per abituarsi. Quello che bisogna fare in questi casi e’ almeno cercare di aiutarlo, ma come? Un buon metodo credo sia di provare a dormire almeno verso le 23, che corrispondono alle 5 di mattina; almeno quello era il mio piano, che e’ miseramente naufragato…

Sono arrivato in albergo verso le 19 e dopo una doccia mi sono detto “prima di andare cenare mi riposo qualche minuto”. Mi sono steso a letto bello e vestito, solo che quando ho riaperto gli occhi tutto era buio attorno a me e il mio stomaco ululava dalla fame che avevo. Mi sentivo  stranamente riposato e avevo qualche timore a guardare l’orologio ed effettivamente era motivato; erano le 4 di mattina e non avevo piu’ sonno…

venerdì 25 novembre 2011

America...

Ebbene ci siamo. Complice un congresso in terra statunitense per la seconda volta nella mia vita solchero’ l’oceano Atlantico. Certo non sara’ come viverci, dato che saro' impegnato praticamente tutti i giorni, ma credo che questo non mi togliera’ la possibilita’ di poter osservare, parlare, in breve di raccontare qualche storia da qui, dal nuovo mondo…

Devo dire che la cosa mi affascina non poco. E’ la prima volta che vado negli “states” quella che da molti viene considerata una sorta di terra promessa, in cui praticamente ogni cosa e’ possibile. Partenza come sempre da Venezia, e mi auguro che per il 2011 sia l’ultimo viaggio; dopo oltre 35000 miglia di viaggi aerei passatemi la frase di Forrest Gump, “… sono un po’ stanchino…”.

Si viaggia in Delta e si nota subito una cosa nell’aereo; il personale di bordo e’ elegante, ma il clima diverso; quando arriva una sempre sorridente hostess esordisce con un “Hey Guys!” che mi trasporta quasi per un attimo in un ranch e mi sento molto cowboys!

 Atterraggio e ci siamo, solo che prima di toccare il suolo americano sono ancora nella terra di nessuno; ovvero mi dirigo alla dogana per tutti i controlli e vengo schedato per bene, tutte le impronte digitali e foto segnaletiche. Ci manca solo un'ispezione corporale e poi avrei fatto il servizio completo. Una cosa comunque la devo dire, qui si vede che e' pieno di americani... A-B-S-O-L-U-T-E-L-Y (tipica espressione americana ultra inflazionata)!

Tappa da Sbarro per prendere un trancio di pizza cosi' unto che stasera mi faro' gagarismi all'acido muriatico e poi via al gate per Tampa. Il viaggio e’ piacevole e incontro gia’ qualche faccia da congresso. Appena arrivo a Tampa ecco che vedo l’America in tutta la sua grandezza. Strade enormi, aeroporti enormi, palazzi enormi, e uomini e donne enormi! Il tassista che mi porta mi parla della Florida ma io sto guardando questo mondo di luci e colori che ti fa sembrare tanto un bimbo al luna-park. Arriviamo in albergo e crollo a letto, ma mi sono dimenticato del jet lag, ma questo ve lo racconto domani…

giovedì 24 novembre 2011

Trottola...

Oggi finalmente concludo una settimana di ricerca altamente impegnativa, come direbbe il comandante “Marcone bisogna intercettarlo quando sta ricaricando la molla della trottola…”. Si perche’ questa settimana ho ricaricato la molla tra Padova e torino per poi lanciarmi verso gli USA! Infatti grazie ad un congresso per la prima volta visitero’ gli Stati Uniti percio’ state a modino, come dice un mio amico toscano, e vediamo se riesco a raccontarvi qualche storia anche da qui…

giovedì 27 ottobre 2011

La Mia Terra Ferita...

Sono arrivato all’aeroporto con un buon anticipo; sbrigo le formalita’ dei bagagli e dopo il passaggio al metal detector mi sento praticamente a casa. Tutto pulito e asettico, mi siedo ad un internet point per aggiornare il blog quando ecco che sento una voce che prega il “passeggero Bonato Marco di presentarsi con urgenza al gate d’imbarco”. Immagino gia’ per cosa sia, ovvero i miei campioni di tessuto.

Quando arrivo al gate, sono un po’ agitato, e trovo anche un signore europeo, che poi si e’ rivelato essere un ricercatore svedese, che mi parla in perfetto inglese e mi chiede che cosa trasporto. Quando gli dico che trasporto 9 miseri strisci di pelle e dalle Comore mi sorride e mi dice “Tranquillo, non succederà niente, io porto una tartaruga intera, ma e’ sempre la stessa storia, se hai i documenti non andrà tutto bene”.

Poco dopo arriva una sorta di responsabile dell’aeroporto che controlla il mio permesso e appena legge che i campioni non provengono dal Madagascar mi rida’ il foglio dicendo “Questi campioni provengono dalle Comore, non e’ affare nostro, puo’ andare.”. Praticamente potevo avere anche una bomba batteriologica, ma dato che non e’ del Madagascar non e’ colpa sua. Io non mi faccio ripetere la frase due volte, sigillo tutto e m’imbarco sul mio aereo.

Quando vedo l’aereo sento una sensazione strana, credo sia mal d’Africa, ma e’ anche la certezza di tornare a casa. James Joyce scrisse una bellissima raccolta di racconti chiamata “Dubliners” (Gente di Dublino), in cui i protagonisti hanno una sorta di rapporto di amore ed odio verso la loro isola, l’Irlanda. Credo che chiunque nasca e viva in un’isola abbia questa sensazione, di voglia di ritornare a casa, ma di sentirsi anche come chiusi in una gabbia.

Non saprei bene come spiegarla, ma ogni volta che ritorno a Venezia e’ cosi’; parafrasando una canzone di Cristiano De Andre’, e’ il ritorno alla mia “terra ferita, che un po’ mi confonde…”

mercoledì 26 ottobre 2011

Specchio...

Specchio…

Oggi e’ il mio ultimo giorno qui in Africa, o meglio, dato che il mio aereo partira’ dopo la mezzanotte dovrebbe essere il mio penultimo giorno, ma non sono cosi’ fiscale. Oggi non devo fare un bel niente e quindi mi aspetta un’interminabile attesa. Cosi’ ho fatto colazione con calma, preparato tutti i bagagli con cura e fatto una bella doccia, cercando di usare tutto il tempo a mia disposizione e poi mi sono soffermato su una cosa; lo specchio…

Lo specchio e’ un oggetto molto particolare, e formato da una lastra di vetro appoggiata sopra ad una lamina di metallo, di solito alluminio.Lo specchio ha la capacita’ di poter riflettere le immagini, ma in modo falso. Se sollevate la mano destra l’immagine, il vostro doppio dentro lo specchio sollevera’ la sinistra quasi a farvi un dispetto.

Innumerevoli sono i racconti fantastici che hanno per co-protagonista quest’oggetto, il piu’ celebre credo sia “Alice nel Paese delle Meraviglie” in cui la protagonista entra in un mondo nuovo attraverso uno specchio per l’appunto, per non parlare poi di Biancaneve con la perfida strega che parla allo “specchio delle mie brame” per sapere “chi e’ la piu’ bella del reame”; ma la piu’ grande delle magie avviene se si avvicinano due specchi, la cui immagine riflessa viene riprodotta infinte volte dando un vago senso di  smarrimento e vertigine…

Durante questo mio periodo in Africa non ho avuto molte occasioni per poter usare uno specchio, e nei villaggi non ne ho mica visti; quando bisogna radersi o truccarsi ci si fa aiutare da altri. Oggi mi sono guardato allo specchio dopo un bel po’ di tempo che non lo facevo e ho pensato a chi non lo ha mai fatto o non fa tuttora; provate a pensarci. 

Noi occidentali viviamo con decine di specchi quindi conosciamo perfettamente la nostra fisionomia del viso, ma se non li avessimo? Dovremmo basarci su quello che ci dicono gli altri o accontentarci di vedere la nostra immagine riflessa di tanto in tanto in qualche specchio d’acqua, stupendoci di ogni piccolo cambiamento…

martedì 25 ottobre 2011

Animali da campo...

Oggi mi sono svegliato dopo una bella dormita e dopo un’abbondante colazione scopro che l’hotel non possiede la linea internet funzionante, dato che stanno facendo dei lavori. Poco male penso, tanto posso lavorare comunque, ed infatti mi dedico per bene ai fattacci miei, ma il meglio arriva alla sera.

Per cena mi aspetta un incontro con Valeria, una mia collega di dottorato, per scambi incrociati di documenti e strumenti per la ricerca. La serata e’ piacevolissima e devo dire che ci voleva ritrovare non solo un pezzo di Europa o di Italia qui in Africa, ma un pezzo del tuo stesso gruppo di ricerca e’ qualcosa di piu’…

Lavoriamo entrambi su questo progetto in Africa, solo che in ambiti completamente diversi, per certi versi opposti. Io come sapete mi occupo di  mare e di cetacei a tutto tondo, anche se ammetto di non avere una grande passione per i pinnipedi (foche, otarie e trichechi)  e sirenidi (dugongo e lamantino), mentre lei sta a terra, dentro alla foresta perche il suo campo di ricerca sono i lemuri; una cosa ci accomuna pero’ anche se non si direbbe; siamo entrambi dei bioacustici. In pratica ascoltiamo di nascosto le conversazioni private degli animali.

Il tempo passa veloce, e non si parla mai di lavoro in senso stretto, ma per dirla con una frase di Valeria, “e’ sempre bello incontrarsi nel posto dove noi ricercatori ci sentiamo pienamente soddisfatti”. Ci si raccontano aneddoti, curiosita’, difficolta’, dato che lavoriamo su due posti diversi ma sempre in Africa. Hai gli stessi problemi e provi le stesse emozioni quando sei al lavoro e devo dire che ti capisci al volo con un tuo collega che come te e’ un “animale da campo”. Diciamo che in questi due giorni in Madagascar mi sono sentito meglio dell’ultima volta…