venerdì 27 gennaio 2012

27 Gennaio 1945

Il 27 gennaio del 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz; il mondo veniva a conoscenza di un orrore che non avrebbe voluto ammettere ne avrebbe mai voluto conoscere. Da questo fatto storico incancellabile prende il nome questo giorno, il "Giorno della Memoria". Nell'epoca in cui viviamo si assistono quotidianamente a violenze perpetrate ai danni d'innocenti, colpevoli di essere solo diversi; per cultura, per religione, per fazione politica, o per una presunta razza, che di fatto non esiste: noi siamo tutti animali appartenenti alla razza umana che poi ha sviluppato varie culture ed etnie. 

In questo tempo ho cercato di capire, di riflettere sul sognificato che puo' assumere un giorno della memoria, quando ogni giorni dovrebbe essere avere un momento per il ricordo di innocenti uccisi per cause sicuramente piu' futili della vita stessa. Credo, quindi, che questo giorno, che forse piu' di ogni altro ha dato vita a strumentalizzazioni e scontri ideologici e politici, debba essere un incipit; un ulteriore punto di partenza, o forse una nuova tappa, per riflettere assieme, in maniera civile e tollerante, sull'uomo e sulle sue azioni. 

L'umanita' ha una storia fatta di sangue e non serve andare molto indietro nel tempo per ricodare le deportazioni di Stalin, il genocidio Armeno in Turchia, o quello cambogiano da parte di Pol Pot, il regime di Pinochet in Cile, la guerra civile nei balcani o la sanguinosa repressione degli studenti in Piazza Tian An Men in Cina. Basta guardarsi attorno ora, in questo momento, ed ecco il conflitto Ceceno mai sopito, in Medio-Oriente, in molti stati africani, in sudamerica e in tutte quelle guerre che vengono dimenticate dall'uomo e che insanguinano questo pianeta. 

Penso quindi che oggi sia un giorno in cui, forse, si ricorda con maggiore enfasi gli innocenti morti in quei luoghi, ma e' anche un giorno che ci deve far ricordare TUTTI gli innocenti che sono morti e che muoiono ogni giorno per mano dell'uomo; perche' dimenticare vuol dire ucciderli nuovamente, poiche' con la loro morte ci hanno dato una testimonianza di un orrore: l'uccisione di un nostro simile, un crimine che non dovrebbe ripetersi mai! Credo sia questo il significato di questo giorno e penso che oggi, come domani, e come ieri, sia un buon giorno per cominciare a riflettere sulla parola Odio, sulla parola Amore, sulla Tolleranza, sulla Guerra, sulla Pace e sull'Uomo per non dimenticare mai...

martedì 17 gennaio 2012

Fallout...

Il "fallout" di un'esplosione nucleare è il materiale coinvolto nell'esplosione che readioattivo, ricade sotto forma di cenere e pulviscolo. Uno dei film catastrifici di maggior impatto, almeno per queli della mia generazione rimane 'The Day After" (il giorno dopo), del 1983. La vista del paesaggio devastato e bianco, tutto ricorperto di fuliggine nucleare dopo le esplosioni nucleari rimarra' indelebile nella mia mente. 

In questi giorni una coltre grigiastra ha invaso la pianura padana; frutto dellinquinamento atmosferico che si e' depositato sul terreno come fosse neve. Stamane quando ho sollevato le persiane e ho visto tutto ricoperto di fuliggine, vi giuro che il primo pensiero e' andato alle immagini del dopo bomba...



sabato 31 dicembre 2011

Tempo di Conclusione...

Nella scienza oracolare cinese, l'I-Ching (o il libro dei mutamenti) cerca di descrivere il momento contingente non rispondendo a domande come, vincero' la lotteria, o diventero' famoso, ma fornisce una predisposizione delle forze della natura che ci circondano ad agire in un certo modo; cosi' il saggio puo' attingere a quelle forze e realizzare i suoi desideri.

Quello che piu' mi affascina e' come queste arti prive di un fondamento razionale esercitano su di noi una certa attrazione; credo l'ignoto e soprattutto l'irrazionale, inteso come quello che non ha ragione e che non puo' essere spiegato con il raziocinio ci attira, per la nostra voglia di conoscere. Oggi ho consultato l'I-Ching per il prossimo anno e il suo responso e' stato piu' che mai puntuale...

"Tempo di conclusione. Il saggio si ferma e attende la fine del tempo. Bisogna usare il tempo con moderazione perche' non e' molto prima del nuovo inizio. Saggio e' colui che si prepara all'inevitabile; il dolore se assorbito ogni giorno infatti e' meno forte se improvviso"

Buon Anno!

giovedì 29 dicembre 2011

La paura...

... Fa 90! Cosi' recita il detto. Oggi vorrei fare gli uuri a mio nonno, a Roccia che corre, per i suoi 90 anni. Un traguardo effettivamente da brivido, considerando che e' qui lucido ed inossidabile. 

Tanti auguri!

sabato 10 dicembre 2011

Il limite della democrazia...

Stavo leggendo i giornali in questi giorni e notavo la distanza tra il parlamento, il potere politico e noi gli elettori. Il problema purtroppo risiede nel sistema che viene adottato. Indipendentemente dalla forma di governo utilizzata (repubblica parlamentare, presidenziale, monarchia costituzionale) la popolazione non consente piu' una forma di democrazia diretta, ma viviamo in un mondo fatto di democrazia rappresentativa in cui si accentua la distanza tra le nostre esigenze di elettori e le azioni dei parlamentari, da noi eletti. Alle volte mi chiedo se questa sia una vera forma di democrazia...

sabato 3 dicembre 2011

Gladys...

Ci siamo, siamo in partenza, si ritorna a casa. Dopo un piacevole aereo fino a New York in compagnia di alcuni colleghi, attendo in solitaria il mio volo per Venezia che partira' poco prima di cena. La fame mi attanaglia e decido di prendermi un trancio di pizza a mi avvicino ad uno dei mille punti fast food. Appena e' il mio turno la commessa si chiama Gladys e sembra la classica nera afro-americana di ogni american-movie. Sovrappeso, con un ciuffo immenso di capelli che le copre quasi completamente gli occhi. Prende uno dei tranci di pizza lo mette in forno e attende appoggiandosi ad uno sgabello. 

Si siede pesantemente, visibilmente stanca, ed e' allora che noto sul suo braccio scottature da olio bollente, credo per la cottura delle patatine fritte. Mi guarda per un  attimo ed e' allora che gli chiedo semplicemente "Tired?" (stanca?). Sembra apprezzare questo gesto di umanita' da noi diventato raro e annuisce. Mi dice che e' alla sua decima ora di lavoro, ma che adesso stacca. Prendo la mia pizza e mi siedo ad un tavolo mentre la vedo che tolta la casacca prende la cena per i suoi figli: un set di tranci di pizza e bevande iperzuccherate assortite. Appena arrivera' a casa dovra riscaldare il cibo, perche' ogni giorno Gladys si fa due ore di autobus per andare al lavoro dato che non puo' permettersi una casa a New York, ma sta nelle periferie gonfie di quartieri popolari, ghetti dell'umanita' di serie B...

venerdì 2 dicembre 2011

Supersize ... me ...

Oggi ho deciso di fare l'mamericano medio e di mangiare in un fast food. Volevo sperimentare in prima persona l'effetto del film "Supersize me". In questo bellissimo docu-film il protagonista comincia a mangiare solo cibo dei vari fast food arrivando ad ingrassare e ad avere seri problemi di salute. 

Quando sono arrivato al banco e ho visto i vari menu' mi sono attestato ad un menu' medio che comprendeva gia' cosi' un panino con doppio hamburgher, una bibita da mezzo litro e circa un sacchetto da 3 etti di untissime patatine fritte. Potete immaginare quanta roba uno puo' mangiare con un menu' big o per l'appunto supersize. 

Dopo questo pranzo oltre ad una acidita' di stomaco pazzesca, non ho piu' mangiato fino al giorno dopo. Ecco la soluzione della fame nel mondo secondo gli americani. Ti riempio di cibo scadente che ti gonfia, ti riempie e ti fa morire prima...

giovedì 1 dicembre 2011

Lettere al governo...

Verso le feste molti bambini scrivono le letterine a Babbo Natale per avere i loro regali. Non siamo ancora nel periodo, e Santa Claus ha smesso di visitarmi da tempo. Percio' visto la manovra che sta per investirci, ho deciso di scrivere una bella lettera al governo chiedendo qualche lume. So che non mi ascoltera' nessuno, ma scrivere mi toglie un po' della rabbia per questa manovra che ci massacrera', e soprattutto colpira' sempre i soliti...


Caro Governo. 

Io sono un precario della ricerca che vive con continui contratti precari e borse di studio. In questi giorni mi trovo negli USA per un congresso e oltre allo sconforto per il confronto con colleghi più giovani, ma che occupano già posizioni solide nel mondo accademico, leggo sulle pagine del suo giornale che si parla di un aumento degli anni di contributi, oltre la fatidica soglia “40”. Ho pensato alla mia situazione attuale (e come me molti altri precari), e ho fatto qualche semplice calcolo. Per chi vive con contratti precari 40 anni di lavoro non corrispondono a 40 anni di contributi e quindi un lavoratore, stando queste le regole, raggiungerà quota “40” dopo 45 o 50 anni di lavoro quindi ben oltre i 58 anni predetti dalla Dottoressa Marcegaglia in una dichiarazione fatta a Repubblica. Mi stupisce che la presidente di Confindustria non sappia che un giovane di 18 anni non avrà mai un impiego a tempo indeterminato  come primo contratto, ma comincerà con forme contrattuali “atipiche”, discontinue nel versare contributi; se poi un ragazzo, come il sottoscritto, decide di frequentare l’università e lavorare nel mondo accademico, potrebbe raggiungere 40 anni di contributi anche a  75 anni. Di fronte a tutto questo mi sono chiesto quale sia l’equità’ di cui parla il Professor Monti. Non sono un esperto d’economia, ma mi domando ad esempio, perché prima di alzare l’età’ pensionabile non s’interviene modificando il mondo contrattuale, fornendo incentivi a chi elimina odiose forme di lavoro precario producendo, a mio avviso, una stabilità lavorativa che poi si tradurrebbe anche in una stabilità sociale?

Perché non e' stata introdotta una tassa sui grandi patrimoni? Ho letto che alcuni dicono che potrebbe essere recessiva non lo metto in dubbio, ma se una persona ha un patrimonio di un milione d’euro credo possa affrontarla senza troppi timori; discorso diverso invece per l’I.V.A. misura rapida per fare cassa, ma temo sia recessiva. Un medesimo pensiero e’ applicabile all’ICI; nessun problema a reintrodurlo, basta che non sia esteso a tutti, ma solo ai grandi immobili. Inoltre mi chiedo perché non si aumenta la tassazione sulle transazioni finanziarie. Credo inoltre che prima di modificare il sistema previdenziale, il governo dovrebbe operare una stretta seria sull’evasione fiscale, colpendo finalmente i grandi evasori, che hanno usato lo scudo fiscale, pagando una quota irrisoria allo stato, quasi fosse una mancia. Continuerei eliminando enti inutili, e i molti privilegi di cui gode la nostra classe politica. Mi sono sempre chiesto perché io debba pagare per visite mediche o per l’utilizzo di mezzi di trasporto, mentre un parlamentare non paga il ticket ospedaliero e viaggia in treno gratis. Inoltre mi auguro che sia abolita la possibilità di poter avere due incarichi o più di un lavoro per i parlamentari; non credo sia corretto che un onorevole percepisca uno stipendio dallo stato ed un altro dalla sua attività privata (per non parlare dei vitalizi), come non capisco come sia possibile che ai parlamentari sia concesso il cumulo pensionistico. Ricordo un articolo dell’Espresso d’alcuni anni fa dove lessi che ci sono persone che percepiscono una mensilità superiore all’importo annuale della maggior parte degli anziani, che magari hanno passato tutta la vita lavorando nei campi o in catena di montaggio.

Io credo che in Italia ci siano ampi sazi di manovra per avere rigore, equità e crescita, per citare il Professor Mario Monti. Quello che non capisco e pertanto chiedo a lei, e indirettamente al nostro governo, e’: perché non s’intende colpire subito privilegi e sprechi in questo paese? Non metto in discussione il rigore nei conti, ma sebbene giovane, ho notato come in Italia con la scusa del rigore si e’ sempre fatto cassa sui lavoratori e mai sui privilegiati. Purtroppo sto notando in questi giorni che alla fine saremo sempre noi lavoratori e ovviamente i piu' giovani e meno tutelati a pagare. Mi chiedo se la Dottoressa Fornero sa di che sacrifici sta parlando, mentre si permette di piangere di fronte alle telecamere; forse saro troppo duro, ma mi sembrava una scena alquanto penosa.


mercoledì 30 novembre 2011

Il professore e lo studente...

Solo un piccolo posto nel turbinare di questo congresso. Quando parli ai professori, qualunque professore sia, lui ha sempre tempo per te, si siede, ma soprattutto ti ascolta. Si avete capito bene, non sta li a sentire quello che dici pensando ai fatti suoi come spesso accade in Italia; qui si siedono e recepiscono ogni singola sillaba e poi ti rispondono perche' vogliono aiutarti veramente, perche' credono che il mestiere del professore sia quello di insegnare, e soprattutto di farlo non da uno scranno di onnipotenza, ma quasi come un tuo pari con cui mettersi in gioco.

lunedì 28 novembre 2011

Bill...

Oggi stavo camminando per dirigermi al congresso, quando al semaforo mi ha fermato un barbone, uno dei tanti che affollano le strade americane, con i loro carrelli della spesa in cui scarrozzano tutti i loro pochi averi. Si e' avvicinato con discrezione non chiedendomi subito dei soldi, e non aveva nemmeno laria del classic clochard; voleva sapere il motivo delle mie passeggiate giornaliere. Gli ho spiegato che c'era un congresso in corso e quella era il mio tragitto dalla strada all'albergo. Mi ha chiesto da dove venivo e molte altre domande e non curante dei semafori verdi che perdevo ci siamo messi a chiacchierare. 

Scopro che si chiama Bill e viene da uno degli stati del midwest, il Michigan. Li aveva una ferramenta e gli affari andavano molto bene, ma poi ha deciso di cambiare, seguendo quello spirito del "sogno americano", per cui anche se va tutto bene, puoi chiudere bottega e trasferti in un altro stato, ricominciare da zero e fare piu' soldi di prima. Si e' trasferito a Tampa circa 15 anni fa e ha cominciato un piccola attivita' nella vendita degli utensili da giardinaggio, per poi espandersi nel mercato delle costruzioni.

In quel momento fa una lunga pausa e sembra che la voce gli sparisca. Guarda il cielo e poi dice solo queste parole. "It was a real good life, till arrives crisis; it takes my job, takes my money, takes my whole life...". Non sapevo che dire ne che fare. Ho preso dei soldi e glieli ho dati; mi ha ringraziato e ci siamo stretti la mano, mi ha augurato buona fortuna, ma io non me la sono sentita di rispondergli in modo cosi' ipocrita...

domenica 27 novembre 2011

Ombre...


Il mio albergo e’ poco distante dal centro congressi cosi posso fare il tragitto a piedi e ho potuto notare alcune cose interessanti: qui e’ tutto grande, quasi eccessivo; grattacieli a 30 piani, strade a 5 corsie, macchine con motori rombanti e ovviamente non mancano all’appello, loro, gli americani colmi di eccessi. Quelli che vivono qui li possiamo dividere in due grosse categorie; quelli che appartengono al ceto medio alto, che vanno in palestra, mangiano cibo sano e sono tutti belli, abbronzati ed eleganti. Dall’atra parte ecco  invece il rovescio della medaglia; cibi scadenti, magari fast food, nessuna attivita’ sportiva e si ritrovano obesi e sfatti.

Ma quello che mi ha colpito all’inizio e’ l’ombra. Il numero di grattacieli e palazzi e’ impressionante, tanto che per vedere il sole in certe zone bisogna aspettare mezzogiorno, prima c’e’ solo ombra in questo paese…

sabato 26 novembre 2011

Fuso Orario che passione…



Il pianeta terra e’ stato convenzionalmente diviso in 24 piccoli spicchi ed ogni spicco corrisponde all’incirca ad un’ora, cosi’ partendo dal meridiano di Greenwich, la cosiddetta ora "0”, ogni posto del mondo si trova sfasato di un numero di ore pari a quanti meridiani ci sono di distanza. L'orario a Tampa e’ sfasato di 6 ore, percio’ quando qui sono le 19 in Italia e’ gia’ l’una di notte.

Il problema e’ che il nostro organismo subisce questo cambio molto repentino, mentre un tempo per percorrere distanze cosi’ elevate ci volevano mesi e il corpo aveva il tempo per abituarsi. Quello che bisogna fare in questi casi e’ almeno cercare di aiutarlo, ma come? Un buon metodo credo sia di provare a dormire almeno verso le 23, che corrispondono alle 5 di mattina; almeno quello era il mio piano, che e’ miseramente naufragato…

Sono arrivato in albergo verso le 19 e dopo una doccia mi sono detto “prima di andare cenare mi riposo qualche minuto”. Mi sono steso a letto bello e vestito, solo che quando ho riaperto gli occhi tutto era buio attorno a me e il mio stomaco ululava dalla fame che avevo. Mi sentivo  stranamente riposato e avevo qualche timore a guardare l’orologio ed effettivamente era motivato; erano le 4 di mattina e non avevo piu’ sonno…

venerdì 25 novembre 2011

America...

Ebbene ci siamo. Complice un congresso in terra statunitense per la seconda volta nella mia vita solchero’ l’oceano Atlantico. Certo non sara’ come viverci, dato che saro' impegnato praticamente tutti i giorni, ma credo che questo non mi togliera’ la possibilita’ di poter osservare, parlare, in breve di raccontare qualche storia da qui, dal nuovo mondo…

Devo dire che la cosa mi affascina non poco. E’ la prima volta che vado negli “states” quella che da molti viene considerata una sorta di terra promessa, in cui praticamente ogni cosa e’ possibile. Partenza come sempre da Venezia, e mi auguro che per il 2011 sia l’ultimo viaggio; dopo oltre 35000 miglia di viaggi aerei passatemi la frase di Forrest Gump, “… sono un po’ stanchino…”.

Si viaggia in Delta e si nota subito una cosa nell’aereo; il personale di bordo e’ elegante, ma il clima diverso; quando arriva una sempre sorridente hostess esordisce con un “Hey Guys!” che mi trasporta quasi per un attimo in un ranch e mi sento molto cowboys!

 Atterraggio e ci siamo, solo che prima di toccare il suolo americano sono ancora nella terra di nessuno; ovvero mi dirigo alla dogana per tutti i controlli e vengo schedato per bene, tutte le impronte digitali e foto segnaletiche. Ci manca solo un'ispezione corporale e poi avrei fatto il servizio completo. Una cosa comunque la devo dire, qui si vede che e' pieno di americani... A-B-S-O-L-U-T-E-L-Y (tipica espressione americana ultra inflazionata)!

Tappa da Sbarro per prendere un trancio di pizza cosi' unto che stasera mi faro' gagarismi all'acido muriatico e poi via al gate per Tampa. Il viaggio e’ piacevole e incontro gia’ qualche faccia da congresso. Appena arrivo a Tampa ecco che vedo l’America in tutta la sua grandezza. Strade enormi, aeroporti enormi, palazzi enormi, e uomini e donne enormi! Il tassista che mi porta mi parla della Florida ma io sto guardando questo mondo di luci e colori che ti fa sembrare tanto un bimbo al luna-park. Arriviamo in albergo e crollo a letto, ma mi sono dimenticato del jet lag, ma questo ve lo racconto domani…

giovedì 24 novembre 2011

Trottola...

Oggi finalmente concludo una settimana di ricerca altamente impegnativa, come direbbe il comandante “Marcone bisogna intercettarlo quando sta ricaricando la molla della trottola…”. Si perche’ questa settimana ho ricaricato la molla tra Padova e torino per poi lanciarmi verso gli USA! Infatti grazie ad un congresso per la prima volta visitero’ gli Stati Uniti percio’ state a modino, come dice un mio amico toscano, e vediamo se riesco a raccontarvi qualche storia anche da qui…

giovedì 27 ottobre 2011

La Mia Terra Ferita...

Sono arrivato all’aeroporto con un buon anticipo; sbrigo le formalita’ dei bagagli e dopo il passaggio al metal detector mi sento praticamente a casa. Tutto pulito e asettico, mi siedo ad un internet point per aggiornare il blog quando ecco che sento una voce che prega il “passeggero Bonato Marco di presentarsi con urgenza al gate d’imbarco”. Immagino gia’ per cosa sia, ovvero i miei campioni di tessuto.

Quando arrivo al gate, sono un po’ agitato, e trovo anche un signore europeo, che poi si e’ rivelato essere un ricercatore svedese, che mi parla in perfetto inglese e mi chiede che cosa trasporto. Quando gli dico che trasporto 9 miseri strisci di pelle e dalle Comore mi sorride e mi dice “Tranquillo, non succederà niente, io porto una tartaruga intera, ma e’ sempre la stessa storia, se hai i documenti non andrà tutto bene”.

Poco dopo arriva una sorta di responsabile dell’aeroporto che controlla il mio permesso e appena legge che i campioni non provengono dal Madagascar mi rida’ il foglio dicendo “Questi campioni provengono dalle Comore, non e’ affare nostro, puo’ andare.”. Praticamente potevo avere anche una bomba batteriologica, ma dato che non e’ del Madagascar non e’ colpa sua. Io non mi faccio ripetere la frase due volte, sigillo tutto e m’imbarco sul mio aereo.

Quando vedo l’aereo sento una sensazione strana, credo sia mal d’Africa, ma e’ anche la certezza di tornare a casa. James Joyce scrisse una bellissima raccolta di racconti chiamata “Dubliners” (Gente di Dublino), in cui i protagonisti hanno una sorta di rapporto di amore ed odio verso la loro isola, l’Irlanda. Credo che chiunque nasca e viva in un’isola abbia questa sensazione, di voglia di ritornare a casa, ma di sentirsi anche come chiusi in una gabbia.

Non saprei bene come spiegarla, ma ogni volta che ritorno a Venezia e’ cosi’; parafrasando una canzone di Cristiano De Andre’, e’ il ritorno alla mia “terra ferita, che un po’ mi confonde…”

mercoledì 26 ottobre 2011

Specchio...

Specchio…

Oggi e’ il mio ultimo giorno qui in Africa, o meglio, dato che il mio aereo partira’ dopo la mezzanotte dovrebbe essere il mio penultimo giorno, ma non sono cosi’ fiscale. Oggi non devo fare un bel niente e quindi mi aspetta un’interminabile attesa. Cosi’ ho fatto colazione con calma, preparato tutti i bagagli con cura e fatto una bella doccia, cercando di usare tutto il tempo a mia disposizione e poi mi sono soffermato su una cosa; lo specchio…

Lo specchio e’ un oggetto molto particolare, e formato da una lastra di vetro appoggiata sopra ad una lamina di metallo, di solito alluminio.Lo specchio ha la capacita’ di poter riflettere le immagini, ma in modo falso. Se sollevate la mano destra l’immagine, il vostro doppio dentro lo specchio sollevera’ la sinistra quasi a farvi un dispetto.

Innumerevoli sono i racconti fantastici che hanno per co-protagonista quest’oggetto, il piu’ celebre credo sia “Alice nel Paese delle Meraviglie” in cui la protagonista entra in un mondo nuovo attraverso uno specchio per l’appunto, per non parlare poi di Biancaneve con la perfida strega che parla allo “specchio delle mie brame” per sapere “chi e’ la piu’ bella del reame”; ma la piu’ grande delle magie avviene se si avvicinano due specchi, la cui immagine riflessa viene riprodotta infinte volte dando un vago senso di  smarrimento e vertigine…

Durante questo mio periodo in Africa non ho avuto molte occasioni per poter usare uno specchio, e nei villaggi non ne ho mica visti; quando bisogna radersi o truccarsi ci si fa aiutare da altri. Oggi mi sono guardato allo specchio dopo un bel po’ di tempo che non lo facevo e ho pensato a chi non lo ha mai fatto o non fa tuttora; provate a pensarci. 

Noi occidentali viviamo con decine di specchi quindi conosciamo perfettamente la nostra fisionomia del viso, ma se non li avessimo? Dovremmo basarci su quello che ci dicono gli altri o accontentarci di vedere la nostra immagine riflessa di tanto in tanto in qualche specchio d’acqua, stupendoci di ogni piccolo cambiamento…

martedì 25 ottobre 2011

Animali da campo...

Oggi mi sono svegliato dopo una bella dormita e dopo un’abbondante colazione scopro che l’hotel non possiede la linea internet funzionante, dato che stanno facendo dei lavori. Poco male penso, tanto posso lavorare comunque, ed infatti mi dedico per bene ai fattacci miei, ma il meglio arriva alla sera.

Per cena mi aspetta un incontro con Valeria, una mia collega di dottorato, per scambi incrociati di documenti e strumenti per la ricerca. La serata e’ piacevolissima e devo dire che ci voleva ritrovare non solo un pezzo di Europa o di Italia qui in Africa, ma un pezzo del tuo stesso gruppo di ricerca e’ qualcosa di piu’…

Lavoriamo entrambi su questo progetto in Africa, solo che in ambiti completamente diversi, per certi versi opposti. Io come sapete mi occupo di  mare e di cetacei a tutto tondo, anche se ammetto di non avere una grande passione per i pinnipedi (foche, otarie e trichechi)  e sirenidi (dugongo e lamantino), mentre lei sta a terra, dentro alla foresta perche il suo campo di ricerca sono i lemuri; una cosa ci accomuna pero’ anche se non si direbbe; siamo entrambi dei bioacustici. In pratica ascoltiamo di nascosto le conversazioni private degli animali.

Il tempo passa veloce, e non si parla mai di lavoro in senso stretto, ma per dirla con una frase di Valeria, “e’ sempre bello incontrarsi nel posto dove noi ricercatori ci sentiamo pienamente soddisfatti”. Ci si raccontano aneddoti, curiosita’, difficolta’, dato che lavoriamo su due posti diversi ma sempre in Africa. Hai gli stessi problemi e provi le stesse emozioni quando sei al lavoro e devo dire che ti capisci al volo con un tuo collega che come te e’ un “animale da campo”. Diciamo che in questi due giorni in Madagascar mi sono sentito meglio dell’ultima volta…

lunedì 24 ottobre 2011

Madagascar … in orario?

Ci siamo, oggi dovrebbe essere il giorno della partenza; dico “dovrebbe” perche’ considerando i ritardi che fa di solito AirMadagascar meglio usare il condizionale. Stamani chiudo tutti i bagagli e mi preparo alla partenza; mi aspettano due giorni di Madagascar ed un incontro con una collega (si, posso proprio dirlo adesso) di dottorato.

Prima di partire e di prendere il taxi per l’aeroporto mi concedo un ultimo passaggio in India per salutare il Mercante di Pietre. Bevo assieme a lui un ottimo caffe’, e poi ci salutiamo con una bella stretta di mano e ricordo bene le sue ultime parole “have a good fight” (abbi una buona lotta); degna del mio amico Guerriero e Artista.

Mi alzo e mi dirigo verso la mia stanza per prendere il taxi e attraverso a piedi per l’ultima volta la citta’ e sento quella strana sensazione che ti prende allo stomaco. Dev’essere il mal d’Africa; il continente sa che me ne sto andando e cerca sempre di richiamarti a se, come una madre.

Arrivo all’aeroporto ed effettuo il check-in senza problemi in pochissimo tempo e l’aereo e’ in orario perfetto. Saluto Artadji con un fortissimo abbraccio e gli  ordino di fare una grande esame finale, perche’ mi piacerebbe vederlo in Italia il prossimo anno.

Si e’ chiuso il cerchio, lui e’ l’ultima persona che saluto alle Comore prima di sbrigare le ultime formalita’ e salire sull’aereo. Osservo il cielo che si sta coprendo di stelle e saluto questa parte d’Africa che mi accolto con gentilezza. Prendo posto e scopro che l’aereo e’ praticamente vuoto e dopo una rapida conta parte; osservo l’orologio e siamo in anticipo di mezz’ora! Non ci posso credere, ma vi giuro che e’ successo; arrivo in albero e dopo una bella doccia calda mi butto tra le braccia di Morfeo…

Piccola nota prima della partenza; giorni fa stavo discutendo di religione, non ricordo bene con chi, ed un vecchio, che ho poi scoperto provenire dal Sud Africa, ascoltava con attenzione quello che dicevo per poi intromettersi nel discorso e dirmi. “Tu sei un’infedele, eppure conosci le nostre usanze e rispetti la nostra religione come un vero musulmano. Forse dio ti tiene in qualche speciale considerazione; percio’, chi sei tu?”. “Bella domanda” ho pensato, perche’ vi confesso che non ho saputo cosa dire, ho solamente sorriso in silenzio…

domenica 23 ottobre 2011

Pizza...

Oggi e’ la mia ultima sera qui alle Comore e decido per una volta di fare il signore e di cenare in uno dei migliori ristoranti della capitale, all’Hotel Le Moroni, dove fanno la pizza; soprattutto non saro’ da solo, dato che avro’ il privilegio di cenare assieme al mio amico indiano.

Prima di cenare mi fa conoscere la sua famiglia e rimango colpito dai suoi figli. Sua figlia parla un inglese perfetto, tanto che Sanjiv stesso mi dice che non si parlano in inglese o lei lo corregge, ma e’ suo figlio che mi lascia a bocca aperta. Stiamo parlando del fatto che gli italiani, spesso, non conoscono bene le lingue straniere e parlo della fortuna che hanno gli indiani che conoscono gia’ l’inglese.

La risposta del ragazzo, che ha solo 12 anni e’ lapidaria. Dopo una piccola pausa mi dice “it’s not a matter of luck” (non e’ una questione di fortuna). Gia’, e’ una semplice questione di colonialismo, sfruttamento, repressione e violenza; stupido io a fare certe affermazioni. Chiedo immediatamente scusa al ragazzo per la mia stupidaggine e poco dopo usciamo a cena.

La pizza che mangiamo e’ veramente ottima e la compagnia e’ splendida. Chiacchieriamo molto  e soprattutto scopro alcune cose che pensavo che qui non ci fossero. La prostituzione sta dilagando anche qui, solo che e’ una cosa sommersa, nascosta che scopri solo se ci sbatti addosso. Adesso capisco una domanda che mi fecero tempo fa...

Mi chiesero “che razza di Muzungu sono, dato che non bevo, non fumo, non frequento i night o peggio”. Io risposi che sono qui per fare ricerca, per lavorare; la sua risposta fu “conosco ricercatori e lavoratori che lo fanno”. All’inizio pensavo ad un errore, adesso capisco che mi sbagliavo…

sabato 22 ottobre 2011

Il Guardiano del timbro...

Oggi sto per incontrare un impiegato di alto livello, per certi versi quasi un semidio. Tutti i documenti che vengono firmati nella facolta’ di scienza e tecnica devono portare un timbro particolare e sembra che esista un solo timbro, usato da una sola persona, il Guardiano del Timbro…

Per chi avesse visto Matrix, questo nome mi ricoda il personaggio del Mastro di Chiavi. Ma e’ bene andare con ordine. Ieri dopo essere riuscito a sistemare tutti i documenti e a farmeli finalmente firmare l’unica cosa che mi mancava erano i timbri, ma arrivato di fronte alla porta dell’ufficio mi viene detto che oggi l’addetto al timbro non c’e’. Io chiedo se e’ ammalato o se c’e’ qualcun altro per farmi timbrare i documenti.

La risposta e’ stata: “Il venerdi lui non lavora”. Alla domanda perche’ la risposta e’ sempre la stessa: “il venerdi’ non lavora”. Pare infatti che sia un pio uomo di religione che santifica il giorno del riposo standosene a casa; e non e’ un’assenza o altro, dato che gli uffici sono aperti comunque, lui se ne sta a casa punto e basta. Non potendo fare altro ritorno a casa attendendo la giornata d’oggi per fare la sua conoscenza.

Quando stavo facendo le scale cercavo di immaginarmi questa persona e la figura che prendeva forma nella mia mente era di un uomo piccolo, seduto di fronte ad un’immensa scrivania di legno con al centro il sacro timbro che lui solo era in grado di usare, quasi fosse Thor con Mijonnir il martello sacro. Credo che queste visioni siano il frutto del mio farmaco antimalarico, fortunatamente siamo alla fine della mia permanenza in Africa.

Busso e mi apre un individuo paffuto e cordiale che sta seduto dietro ad una scrivania sopra cui non ci sono carte ne computer, ma solo il timbro. Quando vede che ho almeno una trentina di fogli da timbrare gli viene un colpo, quasi temesse un infarto per il troppo sforzo fisico, e allora gli dico che se vuole lo faccio io e cala il silenzio…

In quel momento il guardiano teme una sottrazione di potere, mi sembra Gollum (un personaggio del Signore degli Anelli) che brama un anello magico il suo “tessoro”, glielo leggo negli occhi. Poi osserva il numero di fogli, per lui esorbitante, e acconsente; credo tema la morte per affaticamento. Cosi’ allungo la mano e afferro il timbro, e dopo un lungo silenzio, comincio a timbrare sotto lo sguardo attento del Guardiano che mi da istruzioni su come tenere l’attrezzo.

Mi sembrava di essere Luke Skywalker nel film “Guerre Stellari” quando viene addestrato dal maestro jedi Obi-Wan-Kenobi. Ci mancava solo che mi dicesse: “Bravo mio giovane allievo… ora usa il potere della  Forza per muovere il timbro…”.