venerdì 30 settembre 2011

La religione nei limiti della semplice ragione...

Questa bellissima opera del filosofo tedesco Immanuel Kant pone alcuni interessanti quesiti e speculazioni sul tema delle reglione, della morale e dell’etica. Ovviamente non sono un filosofo ma sono sempre affascinato dalle religioni come mezzo di indagine razionale per capire i popoli. Oggi sono passato in India e durante il nostro consueto caffe’ e’ cominciato il canto del Mezzin ed e’ stato come il gong dei pugili, ha dato il via ad una interessantissima conversazione sulla religione e questo e’ un po’ il succo (Nota per Tank: scrivendo ho ripensato al “sugo” degli appunti durante l’esame di botanica all’erbario casuale…) del dialogo tra me e il Mercante di Pietre…

Secondo Sangiv la religione non dovrebbe porre dei limiti all’uomo; per lui il richiamo continuo alla preghiera sembra un’imposizione, ma gli faccio notare che rispecchia il senso della religione mussulmana. “Islam” significa abbandono e il “muslim” e’ sottomesso alla volonta’ di un dio trascendente a cui deve solo obbedire. Lui sorride e mi dice che nella sua religione non ci sono delle imposizioni cosi’ rigide e che lui stesso non effettua tutte le preghiere [erche’ ritiene la comunicazione con il divino un fatto assolutamente privato e mi dice sorridendo “non ho mai chiesto niente di materiale per questa vita, ma nelle preghiere cerco un momento di pace, essendo le preghiere per noi anche meditazione, un momento per guardare dentro noi stessi”.

Annuisco e gli dico che apprezzo molto questo pacifico senso meditativo della religione indu’ e lui mi dice che una cosa che non capisce delle grandi religioni monoteiste e’ il motivo per cui cercano la supremazia sugli altri, perche’ c’e’ tutta questa violenza nei loro testi sacri. Lui mi dice che nel Bhagavadgītā non c’e’ tutto questo e che Gandhi stesso ha detto che “Occhio per Occhio rendera’ il Mondo Cieco”. Concordo con lui sul pacifismo, ma gli faccio notare come, anche se nascosta, esista una certa forma di violenza nella relgione induista; un rigido e per certi versi terribile sistema di caste che ha prodotto i Dalit, i senza casta, gli Intoccabili…

“Hai perfettamente ragione” mi risponde e devo ammettere che la sua affermazione mi spiazza inizialmente e dopo un abbondante sorso di caffe’ prosegue.”L’uomo deve capire le barriere che una religione gli impone e cercare di usare la sua capacita’ critica; la religione e’ un prodotto dell’uomo che muore senza gli dei che invece esistono anche senza una religione. La religione fatta dagli uomini non puo’ rimanere immutabile nel tempo, ma avere il coraggio di cambiare , di adeguarsi ai tempi, di vedere nella storia i segni del divino”.

Sangiv poi mi chiede se sono credente e la mia risposta negativa lo sorprende un po’; gli dico che da “accademico” (alle volte sono vanitoso anch’io) credo in quello che i sensi e la ragione capiscono, sebbene sia affascinato dalla religione, dai miti, dalla superstizione come mezzo per comprendere i popoli , ma non sento al momento il bisogno di pregare o di credere in qualche dio. Finisco il caffé e noto che e’ molto tardi e che purtroppo devo andare. Ma mentre mi alzo il mio amico indiano mi stuzzica con questa domanda “Conosci la storia millenaria della mia casta?”. Sorridendo rispondo “Sono pronto ad ascoltarla…”. Percio’ restate in ascolto…

giovedì 29 settembre 2011

Tutti in barca...

Ci siamo, oggi finalmente si esce in barca dopo tanta attesa. L’arrivo di una grossa petroliera dall’Arabia Saudita (o come direbbe il buon vecchio Nabla l’Arabia Inaudita) sembra aver risolto il problema della penuria di carburante. Prova e’ l’aumento del numero di auto che circolano. L’aspetto negativo della prima uscita in barca di solito e’ la sveglia, dovendo uscire prima che sorga il sole, che scocca alle 4:15 per poter attraversare una spettrale citta’ ancora addormentata che si sta per svegliare con il canto del Muezzin

Dopo questa passeggiata notturna ecco il molo e Juma, detto capitan Ciotti, per la sua gracchiante voce da fumatore. Tutti i pescatori mi salutano con trasporto mentre partecipo alla preparazione delle barche, dato che bisogna trascinarle lungo la spiaggia fino a riva e poi mettere il motore finche’ e’ il nostro turno di prendere il mare…

La barca corre veloce sopra un oceano Indiano ancora addormentato senza un alito di vento ed il sole e ancora nascosto dietro al grande vulcano Karthala. la giornata di osservazioni non e’ un granche’, anzi per essere sinceri non vedo un bell’accidente di niente, ma vi posso assicurare che la fragranza dell’acqua salata nelle narici nel silenzio dell’oceano Indiano vale sempre il prezzo del biglietto…

mercoledì 28 settembre 2011

Generazioni...

In ogni società che si definisce tale, nel tempo si instaurano dei meccanismi particolari tra le generazioni, tra vecchi e giovani. Spesso gli anziani tengono le redini della societa’, fungendo da saggi, ma spesso sono anche coloro che mantengono le regole del sistema, imponendo alle volte una certa rigidita’ che viene mal digerita dalle generazioni piu’ giovani, che maggiormente comprendono e spingono per i cambiamenti; i movimenti giovanili sul finire degli anni 60, passando per Piazza Tiananmen e recentemente per la “primavera Araba” hanno visto in prima linea i giovani, gli studenti, coloro che cercano di impadronirsi del loro futuro. Oggi ho fatto una piacevole chiacchierata con il mio studente sui problemi delle nuove generazioni…

La comunita’ e’ il cuore portante della struttura sociale comoriana tutto ruota attorno ad essa nel bene e nel male. Infatti questa sorta di salvagente sociale, ti fornisce aiuto, protezione, un pasto, un tetto dove dormire, ma devi sottostare anche alle sue leggi non scritte. Si lavora per sostenere gli anziani, non si mette mai in discussione la loro parola e spesso non puoi decidere della tua vita. Molti degli studenti che hanno fatto l’universita’ non vogliono fare una vita come i loro padri o peggio come i loro nonni. Hanno visto molti giovani europei che non devono sottostare al volere dei genitori per sposarsi o per fare un certo lavoro, ma possono scegliere il loro futuro.

Al momento non sono molti, ma questo malcontento sta aumentando come il calore nella pentola a pressione. Gli faccio notare che spesso quando si hanno avuto dei conflitti generazionali questi non sono stai indolori. Lui lo sa bene, ma sente che e’ il momento di provare ad andarsene a vivere da solo; non ha intenzione di abbandonare la sua famiglia, a cui dara’ sempre una mano, ma vuole i suoi spazi, solo che la sua famiglia non capisce, pensa che lui li voglia abbandonare e andarsene in Europa per sempre. Mi ha chiesto come puo’ cambiare le cose, vivere libero e non litigare con la sua famiglia. Purtroppo non ho nessuna risposta adeguata…

martedì 27 settembre 2011

La bella lavanderina...

… che lava i fazzoletti per i poveretti della citta’. Cosi’ recita la canzone che molti di noi hanno cantato all’asilo o alle elementari. Oggi dopo l’uscita in barca ho notato con sommo piacere che si sono definitivamente rotti i tubi dell’acqua e quindi ho preso i secchi e sono andato al deposito d’acqua piovana e ho visto uno stuolo di belle lavanderie che hanno interrotto il ritmico lavaggio a mano dei panni guardandomi stupite in silenzio e dopo i saluti la musica di schiuma, strofinio e risciacquo e’ ripresa. Mentre stavo risalendo mi sono chiesto dove avrebbero appeso tutti quei panni. Vi confesso che la prima risposta che mi sono dato e’ stata “li porteranno a casa umidi”. Alcune lo hanno fatto, mentre altrettante hanno steso i panni sul giardino formando un variopinto e gradevole patchwork…


lunedì 26 settembre 2011

Bagni Pubblici...

Nei giorni di penuria di carburante ho effettuato avvistamenti dalla costa con alterne fortune. ho trovato un ottimo posto di osservazione di fronte ad un'enorme scogliera di pietra lavica e la cosa strana che ho sempre riscontrato era un enorme via vai di persone all'alba e al tramonto. All'inizio non ci ho fatto molto caso, ma poi mi sono incuriosito, e osservando queste persone ho scoperto che quella scogliera altro non e’ che un bagno pubblico… 
 
 


Tutte le persone che non hanno un deposito di acqua piovana vicino a casa vengono qui e si fanno un bel bagno con acqua di mare, compresi tutti i loro bisogni fisiologici con potente spirito di gruppo, secondo il detto “chi non piscia (e anche chi non caga) in compagnia o e un ladro o una sia!”. Ricordo a tutti che la carta igienica non esiste ma si usa il guscio della noce di cocco dalla parte setolosa rigorosamente in comune; non voglio sapere che succede quando non trovano la noce di cocco, ma potete darvi la risposta da soli. Verso meta’ mattina arriva il grande sciacquone naturale: ovvero l’alta marea che si portera’ via tutto lasciando tutto bello pulito e pronto per il giorno successivo…

domenica 25 settembre 2011

Effimere...

Domenica, giorno di “tempo fermo” qui in Africa. In questi giorni guardo spesso le nuvole in cielo o mi soffermo sulle onde dell’Oceano Indiano mentre si infrangono con fragore sugli scogli, ma piu’ di ogni altra cosa in questi giorni apprezzo il silenzio.

La residenza oggi e’ completamente vuota, il guardiano arriverà solo dopo le 22 per chiudere il portone. Me ne sono rimasto tutto il giorno a leggere, a scrivere e soprattutto a riflettere su tante cose della vita dato che spesso in Europa non ne ho mai il tempo. Quando il sole comincio’ a scendere dentro all’oceano si accese il bagliore dei lampioni che mi mostro’ l’incredibile, seppur spietato, spettacolo della natura…

Decine di insetti volano attorno alla luce; all’inizio pensai fossero falene, ma poi guardando con attenzione vidi che erano formiche con le ali e credo fossero tutti i maschi. Le femmine riproduttive e i maschi in determinate stagioni sciamano ed effettuano il loro volo nuziale per accoppiarsi. Le femmine poi perdono le ali e vanno a formare una nuova colonia, mentre per i maschi c’e’ solo la morte; si dice infatti che siano attratti dalla luce morente del sole mentre qui volavano incessantemente vicino alla luce, mentre per terra gia' vedevo delle ali e le formiche oramai esauste facile preda di altri insetti o dei geki.

Prima di andare a dormire controllai nuovamente la luce e non vidi nulla, se non un tappeto di ali per terra, ma dei corpi delle formiche nessuna traccia. Della loro individualita non rimaneva che la cosa che in certo senso li condanna alla morte. Gia’ perche’ questi individui possono accoppiarsi, quindi biologicamente parlando, sono i candidati alla continuazione della specie, coloro che completano tutto il ciclo biologico ma poi di loro cosa resta? Un’esistenza che culmina in un solo momento rapido ed effimero, e poi niente piu’ che una luccicante distesa di ali…


sabato 24 settembre 2011

C’e’ da spostare un container! Quel container qua…

… devi metterlo la! Recitava piu’ o meno cosi’ la canzone di Francesco Salvi, solo che aveva come oggetto un macchina. Oggi mentre camminavo ho visto passare per strada un enorme camion porta container. Andava molto piano, e svoltava all’interno di un deposito di proprieta’ degli arabi, vicino alla residenza universitaria. Quando sono vicino alla mia stanza vedo uscire lo stesso camion in retromarcia (ovviamente seguendo tutte le norme africane sulla sicurezza), avvicinarsi ad uno spiazzo qui vicino e lasciare li il container.

Incuriosito chiedo il motivo al conducente e lui mi risponde tranquillamente che quando non hanno posto in deposito appoggiano qui il container e poi lo passano a riprenderlo. Gli chiedo se non teme che lo possano rubare e lui scoppia in una risata fragorosa e mi risponde “Guardati attorno, siamo in uno dei paesi piu’ poveri del mondo; gli unici che hanno i mezzi per poter prender questo container siamo noi (arabi) i cinesi e forse il governo. Chi credi che lo possa rubare?”

Effettivamente non deve essere cosi’ semplice mettersi in tasca un container da 20 tonnellate. Quindi quando ad un camionista avanza un container lo lascia in piazza per passare a prenderselo dopo con calma…

 
Altra curiosita’ del giorno; al centro di un incrocio, a causa di forti piogge l’asfalto ha ceduto completamente formando una vera e propria buca. Dato che il governo non ha i soldi per ripararla ha provato prima a riempirla con immondizia, foglie, sassi e ogni altro oggetto vi possa venire in mente. Ma dopo ogni pioggia la maggior parte del materiale veniva trascinato via. Allora il governo ha trovato la soluzione ideale: ha creato una rotonda! Hanno messo due copertoni usati nel bel mezzo del buco. Bisogna vedere se resisteranno alla prossima pioggia…



venerdì 23 settembre 2011

If you think… you can do…

Durante la mia prima esperienza qui alle Comore, una tra le cose che ho cercato di trasmettere a questi ragazzi, oltre a nozioni didattico-scientifiche, e’ la voglia di riuscire nelle cose; ho cercato di fargli capire che per certi aspetti anche qui in Africa puo’ funzionare la massima “volere e’ potere”.

Ieri mentre passeggiavo ho incontrato Sufian, uno degli studenti. dopo le innumerevoli domande su come sta la mia famiglia, mia moglie (ho provato a spiegargli che in Italia esiste la convivenza, ma non c'e' verso, e' un concetto incomprensibile), ed il lavoro mi ha parlato di quello che ha fatto dopo la mia partenza. Mi dice subito che mi deve ringraziare per quello che gli ho insegnato, mi sento molto gratificato e lui precisa: "La cosa che non dimenticherò mai delle tue parole e’ che se si puo' pensare una cosa allora questa puo' essere realizzata". Stavamo conversando in inglese e sentire quella frase "... if you can think it, you can do ..." mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo...

Quando ho lavorato come biologo alle Maldive (si lo so che non lavoro ma faccio sempre vacanza) ho conosciuto una persona che si e' guadagnata, con grande merito, un posto nella mia personale galleria di figure mitologiche, quelle che hanno segnato tappe importanti della mia esistenza. Questi e’ Michael, il capo del diving; questo incredibile tedesco tutto d'un pezzo, mi ha insegnato ad essere rigoroso sul lavoro.

Facevamo spesso lunghe ed interessanti chiacchierate sul senso della vita e ricordo che in una conversazione mi parlo' del suo passato (grande concessione per questo rude tedesco) e mi disse che ad un certo punto della tua vita devi farle le cose , non stare a pensarci o perderai solo altro tempo, falle e basta. Ricordo proprio che disse "Marco, when you can think it, you can do it!".

Ebbene questo studente mi ha detto che in questi due mesi dopo aver pensato ha fatto: ha creato un'associazione per la tutela dell'ambiente nella sua regione, ed e' riuscito ad avere un incontro con il ministro dell'ambiente ed il governatore e sta cercando di prendere contatto con gli alberghi per promuovere delle escursioni naturalistiche. E mi dice che tutto e' partito da quella frase, con cui si e’ reso conto che doveva smettere di pensare, ma doveva agire. Vi giuro che poche volte nella mia vita mi sono sentito cosi' felice: ho contribuito a realizzare un sogno...

giovedì 22 settembre 2011

Tutto il mondo e' paese...

Oggi ho cenato da Nassib e mentre mi stavo mangiando del buonissimo Pilou (riso, verdure e carne di manzo tritata e spezie in abbondanza) alla televisione c’era una partita di calcio della Champions League (o come direbbe il vecchio presidente Sensi ACIEMPIONSS!). All’inizio guardavo distrattamente la partita, ma poi mi sono accorto che era tra una squadra italiana ed una francese. Appena la squadra italiana e’ andata in vantaggio tutto Nassib ha esultato ed io non potevo che unirmi alla gioia.

Vedendo che esultavo mi hanno chiesto se ero italiano e alla mia risposta affermativa grandi risate e alla fine trascinato da tanta allegria ho deciso di restare fino alla fine della partita. Abbiamo esultato, gridato, sofferto fino alla fine dell'incontro che mi pare si sia concluso con un pareggio. Alla fine dentro al locale eravamo una trentina e vi posso assicurare che quando c’erano azioni concitate sembrava una vera bolgia. Alla fine della partita dopo il telegiornale e’ andata in onda una trasmissione satirica francese “Les Guignols”  in cui ci sono dei bei pupazzi gommosi.

Questa trasmissione e’ bellissima, tagliente e graffiante; in sostanza e’ vera satira. Inanzittutto colpisce tutti senza esclusione di colpi non guardando in faccia a nessuno: destra e sinistra, uomini dello spettacolo, capi di stato, uomini dello sport, il Papa, personalita’ nazionali ed internazionali, ed e’ qui che arriva il momento che temevo. Ad un certo punto il conducente da la linea all’inviato italiano e comincia una serie di servizi su Berlusconi, il Bunga Bunga, le feste di Arcore. Alla vista delle immagini tutti cominciano ad indicarmi urlando “Italian Bunga Bunga!” e via le risate. Confesso che volevo scavarmi una buca e seppellirmi per la vergogna, percio’ in tutta fretta ho salutato, ho pagato e sono uscito, sperando che non mi chiedessero se ero italiano per la strada…

mercoledì 21 settembre 2011

Barriere Architettoniche...

Camminando per la città mi capita spesso di salire le scale, passare sui marciapiedi, insomma, tutte le normali attività che di solito faccio anche in Italia, solo che qui ho cominciato ad osservare alcune differenze interessanti…

La prima e la più evidente riguarda ovviamente le condizioni di sicurezza; noi siamo abituati a vedere corrimano, vie di fuga e qualunque altra cosa vi venga in mente in nome della sicurezza; che qui nemmeno sanno dove stia di casa. Tutti i gradini sono sconnessi, ad elevata probabilità di inciampare e di cadere rovinosamente, i marciapiedi in alcuni punti sembrano un groviera, spuntoni in ferro escono da ogni parete e non ho praticamente mai visto una scala con il doppio corrimano, roba che se scivoli fai un bel volo.

Fin qui non e’ niente direte; lo possiamo dire perché alla maggior parte di noi le articolazioni inferiori ci consentono di camminare con una certa autonomia, ma foste zoppi, o peggio, come fare un gradino diciamo di 30 centimetri? Mi e’ capitato una volta di assistere ad una situazione simile. Ero fermo con l’aereo ad Anjuan, una delle isole dell’arcipelago delle Comore e notavo le difficoltà di una signora che zoppicava notevolmente. Doveva fare solo tre gradini prima di arrivare ad una carrozzina che avevano preparato; aveva fatto i primi due gradini con sforzi titanici, ma l’ultimo era troppo anche per la sua tenacia e quella carrozzina sembrava oramai un miraggio. Non c’e’ stata altra soluzione che chiedere aiuto e 3 persone l’hanno sollevata di peso e appoggiata delicatamente sulla carrozzina.

Ovviamente stiamo parlando di una situazione limite, in cui abbiamo una carrozzina. Ho provato a chiedere ad Artadji che succede qui quando qualcuno ha una carrozzina o se e’ zoppo o ha grosse difficoltà a muoversi. La carrozzina e’ un lusso che non tutti possono permettersi dato che alle volte ho visto persone amputate che camminano sulle loro mani o usano uno skate-board. Se anche possiedi una carrozzina la maggior parte  delle strade, sono bianche e sconnesse quindi, in pratica, non puoi usarla. Le persone, spesso anziane, con difficoltà a muoversi, o non autonome, restano nella loro casa fino alla loro morte.

Si, avete proprio letto bene. Se uno non si puo’ muovere da solo e non ha una famiglia che lo aiuta, o può pagare qualcuno per avere assistenza o rimane solo. Considerate che qui non esiste uno stato sociale e alla mia domanda “Quindi uno lavora fino a che non muore”, Artadji mi ha guardato quasi stupito e mi ha risposto “Ma certo”. Stupido io a fare certe domande. Ecco dunque l’importanza della famiglia in Africa che, alle volte, si rivela un’arma a doppio taglio.

Infatti quando sei vecchio e non più autosufficiente ritorni al tuo villaggio di origine e troverai i tuoi figli e nipoti che si prenderanno cura di te, ma con un distinguo. Se durante la tua giovinezza non hai mai aiutato economicamente la tua famiglia allora aspettati una vecchiaia di solitudine, se invece sei stato generoso allora i tuoi parenti ti accoglieranno a braccia aperte. Ecco perche’ qui tutti quelli che lavorano aiutano la loro famiglia, perche’ altrimenti sanno che li aspetta una vecchiaia solitaria, che e’ peggio della morte qui in Africa.

Tutto questo ha creato una sorta di “patto generazionale” malato, malsano che sta lentamente saltando perche’ molti giovani emigrano e non hanno alcun’intenzione di spedire soldi a casa, ma si godono il loro stipendio europeo. Questo sta creando non pochi problemi dato che le persone anziane non hanno uno stato che gli fornisce un aiuto, ne spesso hanno i soldi per pagarsi una badante, ma vengono condannati ad un’esistenza di completa solitudine fatta di continua elemosina, peggiore di quella che potrebbero vivere gli anziani europei…

martedì 20 settembre 2011

Grattugia, grattacasa, grattachecca e gratta e vinci...

Con questo titolo cosi’ strampalato ho voluto fare un omaggio ad Alessandro Manzoni e ai suoi Promessi Sposi densi di allitterazioni. Questa figura retorica, che devo confessarvi mi piace assai, si trova in quelle frasi che possiedono due o più parole in serie che cominciano con lo stesso gruppo sonoro: celebri nel romanzo manzoniano sono le frasi “Seduto Sul Suo Seggiolone” o “Carneade, Chi era Costui?”.

La grattugia e’ uno degli utensili adoperati in cucina, per grattugiare appunto il grana (sentite l’allitterazione come sfrigola in bocca, quasi accompagna l’acquolina mentre sale) e la “grattacasa” e’ la sua variante in dialetto veneziano. La “grattachecca” (aggiungerei di Sora Maria) e’ salita recentemente alla ribalta, inserita in una delle domande del test nazionale di ammissione all’università e’ un particolare tipo di granita. Bene, qui alle Comore nessuna di queste tre cose e’ arrivata, mentre un enorme cartellone vicino alla residenza universitaria annuncia l’arrivo del Gratta e Vinci…



All’inizio, quando l’ho visto, confesso che pensavo di aver letto male, ed invece era proprio vero. Il governo ha ben deciso di alleviare le sofferenze dei suoi cittadini non fornendo infrastrutture durature, un piano per gli alloggi o altro. Ha usato l’ottima, e mi pare molto italiana, arte delle false speranze. In pratica, ti offro un futuro ipotetico in cui diventerai ricco e non avrai più problemi, non ti dico quando però; tu intanto comincia a comprare e a grattare e poi vediamo che succede. Guarda caso anche in Italia, con la crisi economica, i giochi di questo tipo hanno avuto un rapidissimo incremento; che stiano copiando il nostro modello di sviluppo? Forse sarà meglio che li avvisi in tempo prima che passino al “Bunga Bunga” anche qui…

Finisco con una considerazione. In questo periodo di crisi, sui nostri teleschermi e’ passata una pubblicità sul gioco d’azzardo “responsabile” (un’emerita minchiata e passatemi il francesismo) che trovo doppiamente inopportuna. Il primo motivo e’ che piuttosto di pensare a manovre per aiutare il paese posso perdere del tempo e offrire una visione positiva del gioco d’azzardo, a patto di essere maggiorenni e di praticarlo con moderazione. Il secondo motivo riguarda la situazione che viene rappresentata. Nello spot si vede un ragazzo che riceve delle raccomandazioni da suo padre, sull’importanza della “prima volta” non specificando subito che si tratta di scommesse. Sembravano le raccomandazioni che davano i padri ai figli prima di andare in un bordello a perdere la verginità; un salto indietro di almeno 60 anni che non merita commenti. Dal medioevo italiano passo e chiudo…

lunedì 19 settembre 2011

Animali Domestici…

Chissa’ quanti di voi ricordano la comica pubblicita’ del gioco di societa’ Saltinmente, nella quale si vedeva una signora chiedere al suo compagno “Animali domestici con la R”, e lui rispondere “Rinoceronte!”. Qui alle Comore non ci sono questi animali, tipici della savana, ma qualcosa di strano c’e’ anche qui. Quando sono arrivato l’unico animale “occidentale” addomesticato che trovato sono i gatti mentre di cani nemmeno l’ombra. Un cane morse il Profeta Maometto e pertanto vengono considerati impuri come il maiale.

Qui alle Comore ho anch’io un paio di animali domestici non proprio “ortodossi”; due geki. Appena presi possesso della mia camera instaurai un ottimo rapporto con loro. Infatti io sono una attrazione per le zanzare locali e ai geki non pareva vero di avere pasti cosi’ abbondanti con poco sforzo; inoltre l’uso degli zampironi stordisce gli insetti che restano inebetiti sulla parete in attesa di essere divorati con calma. Ho imparato poi a riconoscere il loro suono, un particolare schiocco che faccio ogni volta entro in camera, che saltuariamente viene ricambiato.

Questa volta quando sono entrato non ho visto nessuno dei miei due geki e devo confessarvi che ero un po’ triste al pensiero dell’assenza delle nostre “conversazioni”, ma sapevo che all’accensione del primo zampirone sarebbero ritornati, come orsi sul miele. Ed infatti verso sera mentre stavo scrivendo al computer ecco lo schiocco tipico a cui immediatamente rispondo molto contento. Comincio ad aggirarmi per la stanza e li vedo entrambi solo che riesco a fotografarne solo uno, mentre l’altro e’ piu’ timido e scappa in un anfratto del muro.



Solo un’ultima cosa. Vi avevo raccontato che qui galline, capre e mucche girano libere e ovviamente la residenza universitaria ospita una piccola popolazione di galline e capre. Ieri mi stavo facendo la doccia quando sento qualcosa nella mia camera. Avviso che sono in doccia e che sto per uscire. Non sento risposta, e allora finisco in fretta ed esco e che mi trovo davanti? Una capretta che fruga dentro al mio zaino. Appena esco dal bagno tira fuori la testa dalla mia sacca e mi guarda un po’ stupita, poi dopo avermi belato contro se ne va, quasi indignata. Ho cominciato a farmi la doccia con la porta chiusa…

domenica 18 settembre 2011

Oro Nero...

Al mio arrivo qui Artadji mi parlo di alcune difficoltà legate alla carenza di petrolio e la prima riguardava i trasporti, ovvero prendere una macchina dall'aeroporto fino alla residenza universitaria. di solito non e' difficile prendere un taxi, ma adesso sono pochi e chiedono cifre molto alte, dato che con i bagagli occupo dei posti oltre al mio. Alla fine dopo una lunga contrattazione riusciamo a trovare una macchina per ben 10 euro che qui equivale quasi ad un furto...

Arrivo finalmente in residenza, nella stessa stanza della scorsa volta e questo e' già un sollievo considerando i problemi con i ratti che ci sono nelle altre stanze. Ovviamente la luce non c'e' mancando la corrente elettrica e quindi mi sono diretto verso il supermercato per prendere  generi di prima necessità e ovviamente candele e fiammiferi per la notte. Farsi la prima doccia con i secchi a lume di candela aveva un che di romantico...

Nei giorni seguenti ho cominciato a fare qualche domanda sulla situazione e ho scoperto alcune cose interessanti. Il loro fornitore principale di petrolio e' la Libia e quindi dopo la guerra questa fornitura e' saltata, non essendoci ancora un governo stabile e completamente riconosciuto. Il petrolio europeo e' troppo caro e quindi devono tessere nuove relazioni con L'Arabia e con l'Iran, ma questo richiede del tempo.

Il risultato e’ che hanno appena passato una settimana con interruzioni saltuarie della corrente durante il giorno, mentre il carburante alle pompe ha cominciato lentamente a scarseggiare. Venerdì la situazione si e' aggravata, dato che sembra che abbia intaccato le riserve definite strategiche (parlare di "riserve strategiche di petrolio" alle Comore mi strappa un sorriso). Questo ha portato a file di decine di auto alle pompe di benzine, con persone che dormono dentro le vetture per non perdere il posto nella fila, per poi comprare anche solo 10 miseri litri di benzina.

Tutto questo ha portato alla situazione attuale che non e’ propriamente comoda. L’energia elettrica viene erogata in modo continuo solo dopo le 18 e fino alle 24; durante il giorno siamo praticamente senza. Questo rende difficile lavorare e alla mattina qui e' tutto chiuso ad eccezione delle banche e degli uffici pubblici che hanno i loro generatori. I collegamenti per i villaggi sono in sostanza saltati. Si vedono decine di persone che attendono ore  per prendere un bus che li porti al loro villaggio.

Dato che si trova a fatica il carburante non ci sono molti pescatori in attività e quelli con il carburante non sono disposti ad uscire in barca a cercare delfini a meno di pagare cifre folli, dell'ordine dei 50 euro ad uscita. Ma questo e’ niente; noi siamo fortunati perché siamo in capitale. Nei villaggi non c’e’ corrente da oltre una settimana e tutti i ripetitori che si trovano sparsi sull’isola non avendo energia elettrica non forniscono campo tagliando fuori da ogni comunicazione tutto il resto dell’isola.


Devo ammettere che questa situazione mi trova impreparato, e soprattutto mi fa pensare alla guerra in Libia ed alle sue conseguenze; adesso capisco il motivo delle manifestazioni a favore di Gheddafi: gli forniva petrolio ad un prezzo stracciato. In questa situazione ci vedo anche lo zampino della mia Baraka che non vedeva l’ora di prendersela con il sottoscritto. Lunedi’ pare arrivi una petroliera e quindi la situazione dovrebbe normalizzarsi … Inshallah…


sabato 17 settembre 2011

Incontri ravvicinati del terzo tipo...

Dovevo essere particolarmente stanco, dato che non ho minimamente sentito il Muezzin cantare; oggi e' una giornata particolare, ho deciso di prendere del tempo solo per me per rivedere alcune persone e so gia' chi sara' la prima. poco dopo le 8 sento alcuni passi lenti che salgono le scale; il suono degli zoccoli ai piedi e' inconfondibile per me e appena e' vicino alla mia stanza esco per salutare la mia Mama a mani giunte dicendo "Qesi" (Benedicimi); lei le prende con lentezza benedicendomi "Mbona Mama Baraka" (Ti benedico con lo spirito della Mamma); poi senza lasciarle mi chiede "Gaomnunnu?" (Stai bene?) ed io mi commuovo mentre rispondo sorridendo "Euwa Mama" (Si Mamma).

Mi guarda sorridendo con gli occhi lucidi e poi mi abbraccia; questo gesto così naturale in Europa e qui così raro che e' un bene prezioso, da tenersi stretto. Dopo aver salutato la mia Mama, cerco un po' tutte le persone che mi hanno accompagnato nella mia prima avventura africana. E' sempre bello perche' mi fa sentire accolto in questa terra che sento sempre meno straniera. Io qui ho una famiglia Comoriana che mi accoglie e mi fa sentire parte della comunità e vi posso assicurare che aiuta a sentirsi meno solo...




venerdì 16 settembre 2011

Passaggio in India

Ieri non ho incontrato tutte le persone che ho conosciuto qui in Africa; mi sono riservato per oggi un incontro particolare. Verso meta' mattina mi sono incamminato lungo la costa e dopo aver attraversato il porto ho superato la grande Moschea Bianca e mi sono fermato su una porta dove qualche mese fa c'era l'immagine di Ganesha e ho pronunciato "Namascar" perche' oggi sono andato a trovare il Mercante di Pietre...

Quando ci siamo visti c'e' stato qualche secondo di intenso e vibrante silenzio, prima di salutarci e abbracciarci. Non traspaiono molto le sue emozioni, tende a restare sempre distaccato, un po' come i vecchi saggi (beh questo indiano a modo suo lo e', almeno per me). Parla sempre con calma soppesando le frasi cercando di non essere mai banale e soprattutto cercando di non sprecare le parole, provando a non usare la voce solo per il gusto di farlo, ma apprezzando il silenzio che esiste tra le parole...

Abbiamo preso un caffe' assieme come un tempo e abbiamo parlato un po' dei problemi di carburante che affliggono le comore in questo periodo, e poi mentre mi parlava della cesellatura della tazzina (evidentemente indiana) abbiamo parlato del senso degli oggetti, della proprieta' e soprattutto sul senso del possesso delle cose ed e' stato come sempre molto interessante...

Sangi mi faceva notare una cosa degli africani, almeno di quelli che vivono al di sotto del Sahara: per loro quasi non esiste il senso della proprieta' privata, ma tutto viene messo in comune. Se ti serve qualcosa la chiedi al tuo vicino che te la da, non presta. L'oggetto rimane al tuo vicino finche' qualcun altro lo chiedera'; tutto questo magnifico modo di concepire il possesso si basa sul semplice concetto che quando non mi serve piu' qualcosa perche' la devo tenere?

E' un modo di condividere le cose che trova in me, occidentale, qualche resistenza, perche' io non credo che riuscirei a condividere tutti i miei oggetti: anzi confesso che i libri sono un oggetto da cui non mi posso assolutamente separare e che non potrei mai mettere in condivisione totale. Sangi sorridendo mi ha detto che anche lui ha delle difficolta' nel praticare la comunione totale dei beni con il mondo. Ha fatto poi una pausa, la sua pausa che presupponeva una mera speculazione filosofica sul tema del possesso ed io ero pronto a discutere…

Secondo Sangi il mondo occidentale ha sviluppato verso gli oggetti una brutta  dipendenza. Viviamo in un mondo di oggetti che derminano il nostro status e cosi' facendo alle volte perdiamo la nostra identita' in quanto esseri viventi, ma ci identifichiamo negli oggetti che compriamo. Abbiamo quindi convenuto che gli africani non sentono il bisogno del possesso perche' non si identificano con gli oggetti ma come parte di una comunita', pertanto il possesso e' un contorno nella loro vita.

Questo pero' genera un problema. Gli oggetti prestati o quelli utilizzati proprio perche' non fondamentali non ricevono una cura. Sangi mi ha fatto l'esempio delle macchine; le vetture funzionano finche' si rompono, non c'e' il meccanico che le ripara, non cambiano l'olio. Ecco perche' qualunque oggetto tu doni a loro, prima o poi, e' destinato a rompersi e ad essere buttato. Quindi se io non sento come mio un oggetto spesso non ci dedichero’ grand’attenzione.

Questi sono due modi di vedere il tema del possesso perfettamente agli antipodi e come insegna Siddartha la verita' sta nel giusto mezzo. Infatti la proprieta privata non e' affatto un male se utilizzata con coscienza e soprattutto se affiancata ad una giusta condivisione degli oggetti. Ma per fare questo occorre quello che manca alla maggior parte delle persone: la responsabilita'. Secondo Sangi infatti se io possiedo un oggetto ne devo essere responsabile non per me stesso, ma per le altre persone a cui poi lo prestero'; in questo modo innesco un circolo virtuoso in cui si potrebbero utilizzare gli oggetti nel momento del bisogno, limitando gli sprechi. Ha poi concluso con quest’amaro commento "... non mi pare che l'umanita' ci stia riuscendo purtroppo...".


giovedì 15 settembre 2011

Trottola...

Dovevo svegliarmi alle 04:00 per farmi una doccia; mi sveglio da solo alle ore 5:10 e guardo subito il cellulare domandandomi come mai non abbia suonato la sveglia e immediatamente realizzo che sono un tantino sbadato: ho messo si la sveglia, ma mi sono scordato di cambiare l’ora. Riesco in ogni modo a prepararmi in velocita’ per prendere il transfer delle 05:30 che mi porta all’aeroporto. Imbarco rapido e comincia il valzer dei voli. Infatti oggi devo cambiare ben 2 volte: il primo e’ un volo interno, mentre il secondo finalmente mi portera’ alle Comore.

L’unico intoppo avviene poco prima di prendere il volo per uscire dal Madagascar. La polizia di frontiera mi dice che non posso andarmene perche’ mi manca il visto per le Comore; io rispondo che la scorsa volta feci il visto quando arrivai e non ci fu problema. La guardia fa un po’ la faccia strana e poi mi bofonchia qualcosa in francese sottovoce che contiene una parola che comprendo fin troppo bene “argent”, ovvero soldi. Io rispondo tranquillamente che non ci sono problemi, che se non posso passare m’imbarco subito sul primo volo per Parigi e torno a casa. La guardia mi restituisce il passaporto e mi dice che posso passare…

Salgo sul mio volo, rigorosamente ad elica, e tutti si voltano verso di me, un muzungu che va alle Comore? Io oramai so come rompere il ghiaccio e subito pronuncio la formula magica “Salam Aleikum!” e tutto l’aereo in coro “Aleikum Salam”. Tutti ridono e cominciano le domande che mi tengono sveglio fino all’arrivo alle Comore. Nota particolare; il biglietto che mi hanno dato non ha un posto assegnato e ovviamente vi voglio ricordare che l’aereo, come ogni mezzo di trasporto, non ha un orario fisso, in Africa parte solo quando e’ pieno…

Tocco terra e quando esco ecco il caldo africano da pentola a pressione, che durante il giorno non ti abbandona praticamente mai fino alla notte. Percorro a piedi la strada fino alla dogana per fare il visto ed ecco che il cerchio si chiude, l’ultima persona che ho incontrato alle Comore prima di andarmene e’ la prima che ritrovo adesso; e’ Artadji, il mio studente. Ci gridiamo Salam Aleikum da un capo all’altro della stanza, ci abbracciamo con forza e sento tutto il Grande Cuore dell’Africa che mi accoglie nuovamente…

La prima frase che mi dice e’ meravigliosa “Sei cosi’… Bianco! Spero che tu abbia la tua crema o rischi di scottarti”. Mentre usciamo mi avvisa che c’e’ qualche problema ultimamente alle Comore. Sembra che ci sia un problema di rifornimento di petrolio che crea notevoli black out e lentezza nei trasporti. Me ne accorgo subito dato che dopo aver contrattato troviamo una macchina che ci porta agli alloggi per 10 euro. Stento a crederlo, ma quando vedo una pompa di benzina circondata da decine di persone con le taniche capisco che la situazione e’ abbastanza seria; appena arrivo nella mia stanza ecco il mio ritorno alle origini; una bella doccia con i secchi e poi una bella dormita. Per pensare ai problemi c’e’ ancora domani, oggi mi riposo…

mercoledì 14 settembre 2011

Volare...

Ci siamo, ecco che si parte. La sveglia trilla alle 04:00 e ovviamente abbiamo dormito come al solito poco dato che mi sono trovato all'ultimo giorno(ieri) per finire di preparare tutto, perché questa volta mi porto via del materiale di laboratorio che ho dovuto sterilizzare e quindi come al solito mi sono preso tardi, ma alla fine ce l'ho fatta. Partiamo e arriviamo che e' ancora notte, sono da poco passate le cinque, e dopo il check-in io e la mia metà del cielo ci salutiamo e salgo in aereo, destinazione Parigi...

Il viaggio e' rapido e soprattutto sono ancora in Europa, attorno a me ci sono turisti, ma soprattutto vedo molti "colletti bianchi", con vari laptop, tablet, smartphone e prima di addormentarmi sento qualche spezzone di conversazione "... la transazione dovevamo farla prima della caduta...", "... con la compagnia sono stato a Francoforte per una fusione ...", "... sto arrivando a Parigi, pranziamo assieme prima che riparta per New York? ..."; mi sono chiesto se queste persone abbiano anche una vita sulla terra oppure vivano solo su un aeroplano...

Mi risveglio a Parigi e mi avvicino al mio gate di partenza ed ecco una delle porte dell'Europa multietnica. Qui s’incrociano migliaia di volti ogni giorno che vanno e vengono. Soprattutto mi accorgo di una cosa appena salgo sul mio volo; i bianchi sono calati notevolmente e la maggior parte delle persone appartiene a quella che viene definita la Francofonia, ovvero tutte le ex colonie francesi sparse per il mondo. Ho ancora la sensazione di essere un Muzungu (un bianco), ma so che durera’ poco…

Finalmente tocchiamo terra, e appena scendo osservo il cielo, purtroppo ci sono troppe nuvole e non si vede molto, ma sono in Africa e mi accorgo di una cosa; qui fa freddo: l’aeroporto non e’ proprio a livello del mare e devo dire che la giacca non mi da affatto fastidio. Transfer rapido in albergo dove mi aspettano ben 4 ore di sonno dato che domani alle ore 7 parte il mio volo per le Comore, quindi meglio cercare di riposare almeno un po’…

martedì 13 settembre 2011

La seconda volta...

L'assassino torna sempre sul luogo del delitto e quindi si riparte per l'Africa, con il suo cielo incredibile, la doccia con i secchi, il suo Cuore Nero. La cosa positiva di tutto questo e' che non sara' un salto nel buio come la prima volta; la seconda si e' sempre un pochino piu' consapevoli di quello che si affronta e soprattutto si dispone gia' di alcuni mezzi per potersela cavare, mentre non avro' piu' il fascino dell'ignoto, non saro' piu' vergine di fronte alle esperienze.

La cosa straordinaria della commedia umana che tutti noi ogni giorno viviamo e' che, spesso, niente si ripete uguale e noioso nel tempo, ma siamo esseri imperfetti e fortunatamente ognuno di noi compie piccoli gesti diversi tuti i giorni, che ricreazioni situazioni cangianti come i colori, tutto sta a coglierli nel momento giusto e scriverli. Ci provero' anche questa volta...

domenica 11 settembre 2011

11 settembre...

L'11 settembre e' una data particolare. Nel 2001 il mondo occidentale venne scosso dal fragore delle torri che franavano al suolo e comincio' quello che e' stato ribattezzato molte volte "lo scontro di civilta'". Ricordo bene quel giorno, stavo studiando a casa della mia meta' del cielo e d'improvviso guardammo la tv e la prima immagine che vidi fu una delle torri in fiamme, qualche istante dopo ecco il secondo aereo schiantarsi; una delle torri poi collasso' su se stessa e qualunque altra parola sarebbe superflua per descrivere il tutto.

Da allora ci sono state mille teorie, i complottisti, i contro complottisti, spionaggi, depistaggi; non sono un esperto e mi baso solo sui fatti che vedo e osservo. Quello che ho visto e' un mondo che ha perso la bussola umana. In questi 10 anni ci siamo scoperti piu' soli, piu' vulnerabili forse, ma sicuramente tutto quello che poteva aver fatto di buono la globalizzazione, la societa' multietnica e' stato spazzato via con quel crollo. Da allora ci sono state due guerre, in Afganistan prima e Iraq poi, con un unico risultato: un aumento della miseria, della fame e dei morti in questi due paesi e un rafforzamento del fanatismo religioso che ha trovato nella disperazione della gente nuova linfa vitale.

Tiziano Terzani in una delle sue ultime interviste prima di lasciarci diceva che dopo la caduta delle due torri, l'occidente aveva l’occasione di fermarsi e cercare di capire le ragioni di tale gesto, di comprendere il motivo che ha fatto nascere tutto questo odio culminato nel terribile atto criminale che molti non dimenticheranno e che per certi versi ha cambiato il mondo. Vi consiglio di vedere a questo proposito il film 11/09: sono 11 corti di 11 minuti di 11 grandi registi. Lo spezzone di Sean Penn vale da solo tutto il film e racchiude in immagini potenti tutto il senso delle parole di Tiziano Terzani.

Mi permetto di ricordare una cosa: oggi non e' solo l'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle; oggi e' anche l'anniversario del golpe cileno da parte del Generale Pinochet che l'11 settembre 1973 porto' alla morte di Salvador Alliende e alla fine del sogno che vedeva un Cile libero da interessi stranieri e che avrebbe portato ad uno stato in cui finalmente avremmo visto diritti per tutti e non solo privilegi. In entrambi tutto e' finito in un bagno di sangue. Credo che aldila' della ricorrenza l'11 settembre sia una data che dovrebbe far riflettere sull'uomo e sulle sue scelte...

sabato 10 settembre 2011

Palato Omologato...

Oggi ero a Torino per varia burocrazia pre viaggio africano e ho pranzato con un mio amico in un luogo che ha suscitato la mia attenzione. All'inizio pensavo ad una cosa molto simile ad una tavola calda ma poi mi sono accorto della differenza ambiente pulito, tutto ordinato, tutto omologato, anche per il palato. 

Non c'erano cuochi che spignattavano, ma tutto era precotto in porzioni singole, tutte uguali senza sbavature. Le confezioni rigorosamente in plastica, riportavano il tipo di cibo e soprattutto se andava amangiato freddo o caldo. In sala c'era un bel forno a microonde in cui non si deve settare nulla, ma solo decidere se premere tasto 1 o 2.

Vi confesso che ho avuto un brivido di terrore mentre mangiavo questo cibo, in cui tutte eravamo uguali, omologati...

venerdì 2 settembre 2011

10 sommerzeist 3094 d.S. / 2547 F.I.


10 sommerzeist 3094 d.S. / 2547 F.I.

Ci siamo, l’alba ci fa muovere, la carovana e’ composta da molti carri oltre la decina e i primi due giorni e le relative notti scorrono tranquille. Un mago ci accompagna e la cosa all’inizio ci pare sospetta ma il suo aiuto si rivela piu’ prezioso del previsto. Il capitano e la guida che ci accompagnano sanno il fatto loro, come si dimostrera’ in seguito. Aris scalda un’altra delle mie notti, in un luogo cosi’ tetro e sinistro come questa oscura e per certi versi viva foresta. Il mio deserto mi manca, mi manca il suo silenzio e la sua tranquilla desolazione…